Carol Dweck, specializzata in studi sulla personalità, psicologia sociale e dello sviluppo, ha insegnato psicologia presso le prestigiose università della Columbia, di Harvard e di Stanford. È inoltre autrice del celebre best-seller Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo.
Secondo la Dweck, il modo in cui interpretiamo le sfide, le critiche, gli imprevisti è una nostra scelta: diventiamo ciò che siamo grazie a quello che scegliamo — o non decidiamo — di fare e di pensare. In poche parole: tutto dipende da noi.
Le persone si differenziano tra loro per attitudini, interessi ed esperienze personali; tuttavia anche l’educazione, lo sforzo individuale e il modo in cui si reagisce ai contrattempi influiscono sul percorso di ognuno di loro.
L’autrice contrappone due differenti formae mentis: quella statica e quella dinamica. Per chi possiede una mentalità statica, ogni situazione richiede la conferma del proprio valore e della propria identità. La capacità di acquisire nuove competenze è fissata a priori: o hai talento o non ce l’hai, o sei capace o sei negato. In quest’ottica, il rischio e l’impegno sono visti come minacce che potrebbero mettere in discussione le loro capacità e la loro intelligenza. L’impegno, in particolare, assume una connotazione negativa: se devi sforzarti, significa che non hai abbastanza talento. Il paradosso del talento è che elimina tutte le possibili scuse di fronte a un eventuale fallimento.
Le persone dalla forma mentis dinamica partono dal presupposto che chiunque possa cambiare e crescere attraverso l’applicazione e l’esperienza: con l’impegno le qualità di base possono essere coltivate. Un fallimento non definisce un individuo, ma diventa uno strumento per imparare. Sebbene deluse dal risultato finale, queste persone sono pronte ad assumersi rischi, affrontare sfide e lavorare su ciò che non ha funzionato, consapevoli che non si può imparare dagli errori se si tenta di negarli. Qui l’impegno è ciò che rende intelligenti e talentuosi. Ad esempio, invece di lodare un bambino per la velocità con cui ha svolto un compito, bisognerebbe apprezzare lo sforzo profuso; se lo ha terminato subito, significa che l’esercizio era troppo facile per lui. Si apprende attraverso lo sforzo ed è così che ci si migliora. Diventa allora naturale e gratificante poter dire: «Ho dato tutto me stesso». E, cosa più importante, chi ha una mentalità dinamica non avverte il bisogno costante di dimostrare di essere migliore degli altri.
Mentre la mentalità statica porta a preoccuparsi del giudizio altrui, quella dinamica porta a capire come migliorarsi. Le persone statiche si sentono al massimo della propria forma quando hanno tutto sotto controllo, perdendo interesse se la situazione diventa troppo sfidante; mentre quelle dinamiche provano soddisfazione quando si sforzano per raggiungere un obiettivo. Si cade nella trappola del mindset statico ogni volta che ci si sente marchiati da un insuccesso, si lascia sfuggire un’opportunità di crescita o ci si scoraggia di fronte a un obiettivo che richiede un notevole sforzo. Si adotta una mentalità dinamica quando si scelgono le sfide, si impara dall’insuccesso e si investe tutto l’impegno possibile senza riserve. Il successo diventa così la naturale conseguenza dell’entusiasmo per ciò che si ama, mentre nel mindset statico ogni energia è focalizzata sul risultato. Quindi la vera differenza risiede nel focus sull’autosviluppo, sull’automotivazione e sul senso di responsabilità.
Nei capitoli di approfondimento, l’autrice mostra come questo approccio sia determinante per i campioni sportivi, la leadership aziendale, le relazioni personali (compreso l’amore), così come per i genitori, gli insegnanti e i coach. Michael Jordan dichiarò: «La forza mentale e il coraggio sono molto più potenti di qualsiasi vantaggio fisico si possa avere. Ho sempre sostenuto questo e ci ho sempre creduto» (Lowe, 1999). Il carattere diventa quindi la capacità di scavare a fondo e trovare la forza di reagire anche quando tutto sembra remare contro.
Il messaggio è che il mindset può essere cambiato. Si tratta di credenze potenti che modificano il nostro modo di pensare. In un contesto universitario, ad esempio, ciò si traduce nello studiare per apprendere e non solo per superare un esame. Ovviamente, i due approcci possono convivere e, a seconda del contesto, l’uno può prevalere sull’altro. L’evoluzione della forma mentis richiede però una manutenzione costante: l’acquisizione di una mentalità dinamica necessita di un lavoro continuo, poiché è fin troppo facile ricadere nelle “vecchie abitudini”.
Qual è il vostro mindset? Nel suo libro, la Dweck propone una serie di affermazioni chiedendo al lettore in quale si rispecchi maggiormente. L’autrice sfata inoltre il mito dei “falsi mindset dinamici”, come la convinzione che basti elogiare l’impegno o ripetere semplicemente che tutto sia possibile. Infine, fornisce una guida step by step per modellare e consolidare questa forma mentis.
Nicole Zunino
Fonti
C. Dweck, Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo, Milano, FrancoAngeli, 2023





Rispondi