Tra tacchi e tacchetti: a che punto è l’Italia?

di Chiara Dalla Longa

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Il calcio femminile italiano sta per avere un riconoscimento maggiore rispetto a quello degli
ultimi anni. Le squadre maschili di serie A e di serie B saranno infatti obbligate ad avere una propria formazione femminile secondo il comunicato ufficiale della FIGC 260/L del 2 aprile 2015, pena un’ammenda non inferiore ai 20.000 euro.
Si parla di una piccola rivincita per tutte le calciatrici italiane che finora non hanno avuto le stesse opportunità rispetto ai colleghi maschi, da sempre maggiormente pagati, sponsorizzati e seguiti dai più.

La situazione all’estero non è paragonabile a quella italiana: per quanto ci siano comunque delle disparità tra calcio maschile e femminile, le giocatrici estere possono dedicarsi interamente al calcio facendone una vera e propria professione, ricevendo una paga che permette loro di mantenersi e dedicare più tempo agli allenamenti. Le calciatrici italiane, anche di serie A e B, non hanno un vero e proprio stipendio ma a malapena dei rimborsi spese di qualche centinaio di euro, fatto che le obbliga ad avere una seconda professione con la quale poter vivere e meno tempo da dedicare agli allenamenti.

Solo cinque mesi fa Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, diceva:  “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”. La frase (ritirata subito dopo) ha destato polemiche e indignazioni, ma allo stesso tempo ha fatto riflettere su quanto la mentalità sessista in Italia, soprattutto nel gioco del calcio, sia d’ostacolo a qualsiasi tipo di percorso verso la parificazione.

Qualcosa però si sta muovendo. Il campionato di serie A femminile quest’anno non sarebbe infatti partito come doveva in quanto l’Associazione Italiana Calciatori aveva indetto uno sciopero per la prima giornata di campionato, sabato 17 e domenica 18 ottobre. La decisione era stata presa dopo il mancato riscontro negli impegni presi durante il Comitato Esecutivo del 6 ottobre in cui si erano discussi accordi economici pluriennali, un fondo di garanzia per i club in difficoltà e la riduzione della soglia dei venticinque anni entro la quale vige il vincolo sportivo. Lo sciopero è stato in seguito revocato <<preso atto della disponibilità confermata dal Presidente Figc di portare all’attenzione degli organi federali competenti le tematiche poste dall’Aic>>.

Per l’occasione ho incontrato Martina Parlagreco, calciatrice classe 1996 che ha esordito nella Nazionale Italiana nel 2013 e gioca attualmente in serie B, nell’ Amicizia Lagaccio, squadra genovese.

10612625_628618070568710_8816041204869917709_nNata a Nizza Monferrato, inizia a giocare in squadre maschili all’età di cinque anni e dopo nove anni viene convocata per la Rappresentativa Piemontese a giocare il Torneo delle Regioni e per poco non riceve la convocazione in Nazionale.
L’anno dopo entra a giocare nell’ ACF Alessandria, squadra di serie B, dove cresce e viene notata dall’osservatrice della Nazionale che la invita a partecipare ai raduni nella sede di Coverciano e viene in seguito convocata ufficialmente nella Nazionale Italiana Under 17 con la quale gioca l’Europeo 2013 a Praga. Dopo un anno, però, un incidente sul campo la costringe a lasciare la squadra e dedicarsi al recupero dall’infortunio, scendendo di categoria e andando a giocare nel Nord Voghera, in serie C. Oggi Martina gioca in serie B a Genova, nella squadra Amicizia Lagaccio con la quale adesso è impegnata a disputare il Campionato e che è appena uscita dalla Coppa Italia dopo la sconfitta con il Luserna di domenica 15 novembre.

Come hai iniziato a giocare a calcio? 
Avevo cinque anni e mio papà un giorno mi ha chiesto se volessi provare a giocare a calcio… e io ho pensato “Perchè no?”. Così il pomeriggio stesso mi ha portata in palestra a giocare con dei bambini e io mi son divertita così tanto che ho deciso di continuare.

Hai mai avuto problemi ad essere la sola o una delle poche femmine della squadra?
Effettivamente sì, ai ragazzi non faceva piacere vedere una ragazza giocare bene e che magari prendeva il loro posto e quindi il mio essere femmina ha destato un po’ di invidie nelle squadre.
Il fatto che  giocassi con ragazzi anche più grandi di me ha addirittura peggiorato la situazione a volte.

Chi è il tuo idolo calcistico?
Il mio calciatore preferito è Daniele De Rossi, centrocampista della Roma e della Nazionale. Ammiro il fatto che sia fedele alla sua squadra e mi rispecchioin lui per la grinta che ha quando gioca, per me è un esempio da quando sono piccola.

Domanda banale e scontata: che squadra tifi?
Sono un’ orgogliosissima Juventina!

Qual è il tuo più bel ricordo del tuo periodo in Nazionale?
La partenza per l’Europeo. Andare a Praga e vedere che il calcio femminile lì viene preso molto più seriamente mi ha colpita parecchio. Non c’è molta differenza tra calciatori e calciatrici, molte persone sono venute a vedere le partite, abbiamo autografato magliette, venivamo fotografate non appena scendevamo dal pullman e siamo andate negli ospedali a incontrare i bambini. E’ stata una bellissima esperienza.

Hai mai avuto difficoltà o momenti in cui hai pensato di lasciare il calcio?
Sì, quando mi sono rotta il crociato per la seconda volta ero così abbattuta che ho pensato di smettere. Poi ho capito che il calcio mi rende felice e sono una persona molto attiva e sportiva, ferma non ci so stare insomma!


Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Adesso sto pensando solamente a giocare bene e ottenere buoni risultati in Campionato.
E perchè no… magari un domani tornare anche in Nazionale!

 

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