I libri mutilati

Si chiamano libri distillati e sono la nuova iniziativa di Centauria, che si occupa di prodotti per l’edicola.
Sono “distillati, non riassunti”, ecco cosa si sono premurati di scrivere i pubblicitari sul sito ad essi dedicato. E, tenetelo bene a mente, “hanno ridotto le pagine, non il piacere”.
Cosa sono di preciso questi strani volumi?
Stando alle definizione presente sulla pagina web, si tratta di “best seller del nostro tempo” che contano meno della metà delle pagine della loro versione originale. Senza essere riassunti o semplificati, sia chiaro. Distillati. L’atmosfera, le emozioni, la suspense e lo stile dell’autore rimangono intatti, ma il libro pesa la metà. Sostanzialmente, si può acquistare Uomini che odiano le donne in una pratica edizione da duecentoquaranta pagine, evitandosi così lo stress di leggere anche le restanti quattrocentoquarantotto.
Come si possa lasciare l’atmosfera e la suspense inalterate con un simile stravolgimento rimane un mistero.

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E così i distillati si fanno pubblicità. Prevalentemente negativa, pare – e si spera, ma pur sempre pubblicità.
Da dicembre in edicola troviamo il sopracitato Uomini che odiano le donne, di Stieg Larsson, e Venuto al mondo, di Margaret Mazzantini (duecento pagine anziché cinquecentoquaranta).
L’idea dietro questa discutibile trovata sembra essere quella di agevolare chi non ha molto tempo da dedicare alla lettura e, soprattutto, di spingere i profani verso il magico mondo dei libri. Ma perché in questa maniera? E a quale prezzo?

Quello italiano non è un popolo di grandi lettori, ormai è fuori discussione. Secondo i dati dell’ISTAT, nel 2014 la quota dei lettori è scesa al 41,4% (contro il 43% del 2013) e solamente tra i giovani dagli undici ai diciannove anni supera il 50%.
Il modo più efficace per far appassionare alla lettura il restante 58.6% della popolazione, però, è davvero quello di snaturare i best seller rendendoli la versione Bignami di se stessi? Probabilmente no.
La soluzione più semplice e scontata sarebbe quella di pubblicizzare romanzi brevi, se il problema è realmente quello della lunghezza, o raccolte di racconti, a cui si può dedicare un tempo minimo senza perdere il filo della trama. Il punto della questione, invece, sembra essere annidato proprio nella natura di best seller delle opere scelte per la distillazione. E proprio qui esplodono la banalità e la predilezione per la furbizia, che si riscontra sempre più spesso nel modo di pensare e di vivere degli Italiani.
Si tratta di libri molto conosciuti, che hanno venduto un numero altissimo di copie, talvolta vincitori di premi importanti. Sembra una grande idea, quindi, accorciarli (pardon, distillarli) per dar modo anche a chi della lettura proprio non ne vuole sapere di vantarli nella propria libreria – con un forte senso di orgoglio perché gli altri, incapaci, hanno dovuto sopportare più di seicento pagine, mentre ce la si può cavare scaltramente con duecentocinquanta. Un volume di racconti, forse più adatto a chi si accinge a fare i primi passi nel mondo della letteratura, non sarebbe altrettanto significativo.
Si arriva dunque a mutilare il prodotto di una mente brillante, cercando di estrarre un nucleo da un’opera che è unica e completa proprio nella sua interezza. E da qui non è difficile individuare la falla nel progetto: il voler spingere i libri verso i lettori e non i lettori verso i libri.

Giulietta De Luca

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Alberto Tonelli ha detto:

    Tempismo perfetto con l’uscita del libri di Antonio Manzini dove si teorizza la ri-traduzione di Guerra e Pace di Tolstoi togliendo la parte GUERRA perché dobbiamo essere tutti ottimisti

    Mi piace

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