3 semplici e grandi missioni

Libera

Giovedì 14 gennaio 2016 si è svolto al Centro Sonika di Moncalieri il secondo incontro per la riapertura del presidio Peppino Impastato. Davanti a circa una ventina di ragazzi, già presenti al precedente incontro, la responsabile Maria Josè Fava ed il referente di uno dei due presidi di Ivrea, hanno delineato i tre pilastri di ogni presidio territoriale.

Occorre una premessa importante: un presidio non è un’identità astratta, ma un gruppo di persone che sono Libera sul territorio, persone diverse che hanno liberamente scelto di impegnarsi per un obiettivo comune, in territori difficili e apparentemente tranquilli.

Il primo pilastro dei presidi è la formazione: nel caso del Peppino Impastato di Moncalieri la formazione riguarda le mafie al Nord: in Piemonte si parla principalmente di ‘Ndrangheta; nello stesso giorno l’operazione Big Bang dei Carabinieri di Torino ha portato all’arresto di 20 ‘ndranghetisti, avvenuto in pieno centro, e il sequestro di alcuni locali. È necessario rendersi conto che la ‘Ndrangheta a Torino c’è e che non si tratta di una mafia silente; è fondamentale avere coscienza di questo e da qui scegliere la linea da seguire, quali temi specifici affrontare e come.

Altro compito dei membri di un presidio è la sensibilizzazione della comunità su questi temi: far sapere che ci siamo, che se ne deve parlare, proporre e promuovere iniziative mirate, siano esse conferenze, concerti, attività nelle scuole, con i metodi più adatti.

Terzo punto fondamentale è la partecipazione dei membri alle attività regionali e nazionali, perché ci sono momenti in cui è giusto ed importante far vedere quanti e quanto uniti si è.

Un altro elemento che è emerso durante l’incontro è il legame che nasce tra i presidi e i familiari delle vittime a cui sono dedicati. In alcuni casi i familiari e i membri dei presidi si conoscono e vengono aiutati a contattarsi dal coordinamento dell’associazione. Ogni vittima merita di essere ricordata e i suoi familiari meritano di sapere che c’è qualcuno, magari a più di mille chilometri, che la ricorda e che le dedica i loro sforzi.
Per questo il presidio di Moncalieri avrà anche un secondo nome, sarà intitolata anche ad un’altra vittima, scelta dai ragazzi che stanno partecipando agli incontri.

Sono più di 900 le vittime innocenti delle mafie, alcuni sono bambini, neonati, alcuni sono stranieri vittime del caporalato mafioso del sud e del nord Italia. Ma sono tutte vittime e meritano tutte di essere ricordate.

Cecilia Marangon

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Dreamer ha detto:

    Quest’estate ho avuto l’occasione di collaborare attivamente con l’associazione Libera partecipando al campo lavoro in Calabira, un’esperienza indimenticabile che spero di ripetere e che mi è servita a conoscere meglio il mondo che ci circonda, anche se attraverso aspetti della vita che sono pieni di tristezza e dolore. Durante un discorso di Don Ciotti mi sono rimaste in testa le sue parole “…Non possiamo cambiare il mondo da soli, non esistono navigatori solitari” Libera permette a tutti navigatori solitari di unirsi e andare avanti insieme!

    Mi piace

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