Il futuro è (circa) adesso: Stampa 3D, il nuovo factotum

stampa 3D
Una Stampante 3D. Questo modello della MakerBot Industries è in grado di produrre parte dei suoi stessi componenti.

Quando venne inventato il motore a vapore, a fine ‘800, nessuno poteva immaginare quanto e come avrebbe cambiato l’economia e la società. Trasporti più veloci, produzioni industriali più rapide, cambi di valore e importanza dei materiali necessari per la nuova tecnologia.
Successe lo stesso per i transistor negli anni ’50, che resero l’elettronica più compatta ed economica, aprendola alla diffusione di massa. Da allora la tecnologia è stata in costante evoluzione, ma priva di un vero nuovo salto di qualità rispetto a ciò che avevamo, soprattutto in campo industriale.
Fino all’arrivo della Stampa 3D, nei primi anni 2000. La pagina di Wikipedia la presenta come un evoluzione logica della stampa 2D. Io personalmente vedo questi metodi di produzione fisica come un derivato delle macchine industriali a controllo numerico. Non per nulla lo stesso 3D printing viene incluso nel novero delle Additive Manufacturing Techniques: producono un oggetto solido da un modello tridimensionale per aggiunta di materiale.

Ma a cosa serve esattamente tutto questo? In che campi sta venendo applicata questa tecnologia? In cosa può toccare la vita dell’uomo della strada oggi?
Innanzitutto, si può abbassare il costo di sviluppo di qualsivoglia prodotto, incidendo sui costi di prototyping, voce importante nello sviluppo di qualsiasi oggetto. Questa è al momento l’applicazione più diffusa.
Poi abbiamo applicazioni in ambito di medicina legale e di archeologia, che risultano simili in obiettivo e metodologia: riprodurre un reperto fragile per permetterne uno studio approfondito.
La scansione 3D elimina i passaggi di calco necessari per le tecniche di stampaggio precedenti, e quindi azzera i rischi per l’oggetto originale.
In biotecnologia si sperimenta ed implementa da anni la “stampa” di materiale biologico per costruire organi sintetici o protesi a basso costo e in tempi rapidi, mentre in edilizia si stanno dimostrando le possibilità di creare abitazioni più ecologiche, ma anche incredibilmente più economiche.
Persino nello spazio si guarda a una possibile implementazione di tutte queste possibilità: la compattezza dei dispositivi di stampa permetterebbe di creare in loco pezzi di ricambio e materiali di consumo, abbassando notevolmente i costi di supporto della stazione spaziale internazionale ed aprendo la strada ad eventuali progetti futuri (nuove stazioni spaziali? Un ritorno sulla luna? Marte?)

E poi c’è chi, sulla Terra, ha creato applicazioni più discutibili: risale ormai a qualche anno fa il caso della “Defense Distributed”, piccola “azienda” che ha pubblicato progetti per creare armi a basso costo partendo da stampanti 3D: armi economiche, facili da produrre, senza alcun controllo. Persino negli Stati Uniti, patria della libertà di armamenti, si è discusso molto di questa tecnologia, e di quanto bene o male potrebbe fare alla società.
Difficile pronunciarsi in maniera decisa su questo tema: frenare la diffusione di queste tecnologie per paura di un loro impiego “sbagliato” potrebbe ostacolare considerevolmente i loro usi “pacifici”.

 

Mauro Antonio Corrado Auditore

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