L’Europa siamo noi

13 novembre, Parigi.

22 marzo, Bruxelles.

Sono date e luoghi degli attacchi terroristici più recenti, i più vicini a noi per tempo e ubicazione. Sono avvenuti in luoghi pubblici, rivolti a persone comuni che andavano al lavoro o si volevano divertire, che volevano passare una bella serata. Proprio come tutti noi. Ed è questo che ci rende così sconcertati, il fatto che siano proprio come noi.

Ma noi chi? Noi studenti universitari, cittadini di questa Europa che fatica così tanto a stare insieme ma che, quando ci riesce, crea cose splendide: come le frontiere aperte, la possibilità di prenotare un aereo e viaggiare solo con la propria carta d’identità, di prendere la macchina o il treno e superare tutte le frontiere senza che nessuno ti perquisisca o ti controlli, che nessuno ti faccia sentire nel posto sbagliato. Cose splendide come il progetto Erasmus, un’idea così geniale: la possibilità di studiare per un periodo di tempo in un’altra università europea, seguendo il corso dei propri studi come se fossi nella tua università, ma venendo catapultato in un’atmosfera stimolante, gioiosa e di unità. Un’esperienza che fa sentire profondamente europeo. Incontrare ragazzi che vengono da tutti i paesi dell’Unione, parlare con loro ogni giorno in un inglese (o tedesco, o qualsiasi lingua si stia imparando) allo stesso livello, nessuno con la presunzione di essere madre lingua, nessuno con la presunzione di essere nella propria casa, di poter comandare. O forse tutti con l’idea di essere a casa propria, lì in una casa che non è senza nazionalità, senza cultura o differenze, ma prende tutte queste parti presenti in ogni giovane e le mescola in un continuo confronto per abbattere i pregiudizi e migliorare se stessi.

In Erasmus si sa, bisogna viaggiare: spostarsi, visitare. Perché tutto diventa interessante, tutto nuovo e anche il più piccolo borgo a un’ora di treno diventa un luogo da non lasciarsi scappare. Non si riesce a stare fermi, non si hanno regole (se non quelle imposte dallo studio), non si hanno genitori da cui tornare a casa, si hanno poche radici e tanti progetti entusiasmanti. E allora si parte.

In particolare, nella mia esperienza nella cittadina di Münser in Vestfalia del Nord (per capirci a un’ora da Düsseldorf e 2 ore da Colonia) non ho potuto rinunciare all’attrattiva di visitare i paesi così ricchi di cultura che mi si affacciavano a un’ora di treno: L’Olanda e il Belgio.

Ho per esempio visitato Amsterdam, ma ho anche conosciuto un paese così inaspettatamente ricco di vita e di cultura come il Belgio, con le sue piccole distanze e piccoli aneliti di indipendenza regionale. Il culmine di tutto questo è stato il viaggio a Bruxelles, nel quale un giorno intero è stato dedicato al parlamento Europeo e al suo bellissimo annesso museo: il Parlamenarium. Quel giorno essere una studentessa universitaria, in Erasmus, che visitava il centro nevralgico della Politica europea e si interessava alla Storia dell’Europa, piluccando l’audioguida un po’ in italiano, un po’ in inglese e un po’ in tedesco mi ha fatto sentire Europea come non mai, ha fatto entrare in me quell’idea di Unione vera, che in Italia ci limitiamo solamente a vedere come un’imposizione economica da subire, invece di una risorsa. Tutto questo sembrerà molto idillico e aleatorio, ma se si è uno studente che viaggia in Europa insieme ad altri studenti europei che vivono con te in una città europea diventa tutto immediatamente tangibile e reale.

Il bisogno di viaggiare, di esplorare, di incontrare nuove culture è un bisogno intrinseco nella natura del giovane, ancora di più dello studente e ancora di più dello studente europeo. Queste frontiere aperte sono una risorsa troppo succulenta, un trampolino troppo grande per far circolare idee e stimoli da tutti i paesi. Non è possibile richiudersi di nuovo in se stessi, non è permesso tornare indietro solamente per paura. Perché è la paura di questa minaccia terroristica che ci toglie il respiro, la voglia di prenotare un aereo e andare, senza pensarci due volte. Ma tutto questo non è ammissibile. Dobbiamo riprendere in mano la nostra natura di giovani cittadini europei e non farci sconfiggere dalla paura, non smettere mai di guardare ai nuovi luoghi sparsi sul nostro splendido continente. Così da poter continuare a fare girare le conoscenze, moltiplicare la saggezza e sconfiggere le paure che chi sopprime qualsiasi forma di cultura trasformandola in odio puro e morte è così soddisfatto nel vederci provare.
europa
Beatrice Tinivella

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