Cos’è il Rojava e perchè Zerocalcare ci ha scritto un fumetto

Se vi piacciono i fumetti e vi è capitato di aggirarvi per librerie o camminare per il Salone del Libro appena conclusosi a Torino, è molto probabile che vi siate imbattuti almeno una volta in Kobane Calling, l’ultimo lavoro di ZeroCalcare.
Pubblicato il 12 aprile e presentato in queste settimane in diverse città italiane, è un resoconto dei due viaggi svolti da Calcare in Kurdistan nel corso dell’ultimo anno e mezzo: il primo al confine turco siriano con la Staffetta Romana per Kobane a novembre 2014, il secondo in Rojava e sui monti di Qandil a luglio 2015.  Sono viaggi nati entrambi dalla voglia di aiutare concretamente un popolo che – per dirlo con una sua metafora – “parla la nostra stessa lingua, ma non la lingua dell’occidente: la lingua nostra de’ compagni” e a cui Calcare si era già avvicinato grazie ai centri sociali romani alla fine degli anni ’90, periodo in cui Abdullah Ocalan, il presidente del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) fuggì a Roma per chiedere asilo politico, ottenendolo purtroppo solo una volta rimpatriato e sbattuto in carcere nell’isola-prigione di Imrali, luogo dove tuttora si trova.

Ma procediamo con ordine. Cos’è il Rojava? Chi sono i curdi? E cosa avranno mai di tanto speciale? Innanzitutto il Kurdistan è un vasto altopiano situato in Mesopotamia e, da dopo la caduta dell’Impero ottomano, è politicamente  diviso fra Bakur (Kurdistan turco), Başur (Kurdistan iracheno), Rojava (Kurdistan siriano) e Rojhilat (Kurdistan iraniano).

The-State-of-the-Kurds-WSJ-6-20-15

Il Başur dal ’91 è una regione federale dell’Iraq; mentre in Bakur, dove la repressione dei curdi da parte dello stato turco è particolarmente violenta, il PKK combatte da trent’anni per ottenere l’indipendenza. Un esempio perfetto dell’attuale situazione è la città di Nusaybin: sotto coprifuoco ininterrotto da parte dei turchi da più di cinquanta giorni – dove con dichiarazione di coprifuoco si intende che le persone non possono più uscire di casa (se non vogliono rischiare una pallottola alla schiena), che vengono staccate sia acqua che corrente elettrica, che ospedali e scuole vengono occupati militarmente e che molto probabilmente la città verrà bombardata.

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È una città particolarmente importante per i curdi, perché sede di numerosi scavi archeologici: distruggere Nusaybin significa cancellare la storia curda. Inoltre è estremamente vicina al confine siriano e alla città di Qamislo, a cui era unita prima che il Kurdistan venisse spartito fra i quattro stati. Un tempo il confine si poteva attraversare e le famiglie si spostavano per andare a trovare i propri cari nella città accanto; ora al confine con la Siria vi è un muro di filo spinato e cecchini turchi che sparano a vista a chiunque cerchi di oltrepassarlo per andare in Rojava.
Quest’ultima regione curda è divisa in tre cantoni: Efrin a ovest, Cizre a est e Kobane nel centro. Dal 2011 – con l’inizio della guerra civile siriana – il Rojava ha acquisito autonomia politica e istituito una confederazione democratica fra popoli, basata sulla convivenza tra le diverse etnie, lingue e religioni che abitano il territorio (curdi, turchi, arabi, turcomanni, armeni, ebrei), oltre che sul protagonismo attivo delle donne nella vita sociale e sul non-sfruttamento capitalistico delle risorse energetiche. Nel 2004 in Rojava viene fondata la YPG (Unità di Protezione Popolare) di composizione mista e nel 2012 nasce la brigata femminile YPJ (Unità di Protezione delle Donne). Come lo stesso Calcare racconta nel suo fumetto, le donne della Mesopotamia sono spinte a lottare da motivazioni molto più forti rispetto agli uomini: c’è chi scappa da violenze fisiche o sessuali, chi da matrimoni combinati o peggio ancora, dissetando finalmente la loro sete di libertà con la lotta per la resistenza. Prima di maggio 2015 i tre cantoni erano separati fra loro da territori di Daesh (nome arabo dello Stato Islamico) e dei ribelli siriani, ma oggi, grazie all’azione di YPG e YPJ, parte di quelle zone sono state strappate a Daesh  e i cantoni di Kobane e di Cizre sono nuovamente uniti. La situazione è quella che si può osservare su questa mappa in continuo aggiornamento (i territori curdi sono segnati in giallo).
In Rojava si combatte contro Daesh, ciononostante l’Europa ad oggi non ha ancora inviato alcun aiuto economico o di altro tipo; l’unico sostegno che arriva in Rojava è la solidarietà di coloro che – proprio come la Staffetta romana o torinese per Kobane – si recano sul posto portando medicinali, beni di prima necessità e tutto ciò che può servire.

iIl 30 aprile Calcare ha presentato il suo fumetto a San Didero – comune della Val Susa gemellato con Kobane – insieme a Ezel Qertel, ragazza turca co-protagonista delle tavole, e Luigi D’Alife, giornalista di frontiera. Kobane è una città molto importante, quella dove i curdi hanno resistito, da cui hanno cominciato a riprendersi i loro territori pezzo per pezzo e dove è nato il confederalismo democratico; Calcare era lì a luglio, qualche mese dopo la liberazione della città: “l’idea di città liberata che avevo in testa era totalmente discordante dalla realtà: mi aspettavo una città in festa, invece Kobane era distrutta, deserta ed ogni volta che il vento si alzava, saliva odore di carogna a causa di tutti quei corpi rimasti sotto le macerie”.
“Ora la situazione è migliorata, – rassicura Luigi, tornato dal Kurdistan ad aprile 2015 – grazie alla conquista della diga di Tishreen, ora a Kobane c’è l’elettricità e l’acqua corrente. Molte macerie sono state ripulite, ma il lavoro è ancora tanto. Vederla illuminata, però, è stata un’emozione!”

E se questo Kurdistan che ci pare così distante, fosse in realtà molto più vicino di quanto vogliamo credere?

Irene Rubino

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. alex ha detto:

    Articolo davvero interessante, e credo che questo kurdistan e molto più “vicino” di quanto la gente crede. Donne molto forti e coraggiose che ogni giorno devono combattere molto più di un uomo tre violenze e ingiusti matrimoni combinati. Complimenti irene. Michele Rech “Zerocalcare” davvero un gran personaggio…fumettista sicuramente interessante come lo stile di vita adottato “straigh Edge” quindi gran forza di volontà.

    Piace a 1 persona

  2. irenerubino ha detto:

    L’ha ribloggato su Un pagliaccio e la sua matitae ha commentato:

    E se questo Kurdistan che ci pare così distante, fosse in realtà molto più vicino di quanto vogliamo credere?

    Mi piace

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