Unione europea e migranti: tra valori e l’accordo con la Turchia

Il 10 maggio al Campus Einaudi si è tenuto il seminario L’Unione europea di fronte alla emergenza profughi, tenuto dalla professoressa Mola, docente di “Diritto dell’Unione Europea” presso il Dipartimento di Giurisprudenza, e dalla professoressa Poli, docente di “La Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo”. Oggetto del seminario è stato il comportamento che l’Unione Europea dovrebbe – in base ai suoi stessi principi – adottare di fronte all’emergenza profughi e il recente accordo UE-Turchia a riguardo.

I trattati europei prevedono tre categorie di persone che sono fuggite dalla propria casa: i rifugiati (coloro che hanno fatto richiesta di asilo e hanno ottenuto risposta positiva), i beneficiari di protezione sussidiaria (coloro che non soddisfano le condizioni per ottenere l’asilo, ma sono considerati ugualmente meritevoli di protezione) e gli sfollati, altrimenti detti migranti o profughi.
Questi ultimi non sono in possesso di nessun permesso di risiedere nei territori dell’Unione Europea, fanno parte di un “arrivo massiccio nell’UE di stranieri che non possono rientrare nel loro paese, in particolare a causa di una guerra, violenze o violazione dei diritti umani”. I trattati prevedono che a loro venga data tutela immediata e transitoria per due anni: fino a che non possano fare ritorno in sicurezza nel paese d’origine o fino a che non facciano domanda di asilo. La Carta dei diritti della stessa UE vieta le espulsioni di massa e pone il principio del non-refoulement (non respingimento), ossia non è possibile allontanare una persona in un Paese terzo “in cui esiste il rischio serio di essere sottoposto a pena di morte, tortura o altre pene e trattamenti inumani o degradanti”. L’UE tutela al massimo grado il diritto alla vita e la dignità umana.

Il 18 marzo 2016 Unione Europea e Turchia hanno concluso un accordo al fine di gestire il flusso migratorio. Tale accordo sta sollevando parecchie critiche, perché se dal punto di vista formale pare rispettare i valori di cui l’UE si fregia, dall’altro risulta quasi un tentativo dell’Unione di spingere il problema lontano dagli occhi dell’opinione pubblica.

Il primo punto dell’accordo dice che tutti i migranti irregolari (ossia che non hanno fatto richiesta di asilo, ma sono partiti senza nessun permesso in mano) che dalla Turchia sono giunti in Grecia, saranno riportati in Turchia.

Il secondo punto pone il principio dell’uno per uno. Per ogni siriano che tenterà di arrivare illegalmente in Grecia, un altro siriano sarà insediato dalla Turchia in Unione Europea. L’UE pone un tetto di 72 000 posti destinati al reinsediamento. Tuttavia la Turchia deve adoperarsi al massimo delle sue possibilità per impedire rotte marittime o terrestri di migrazione irregolare verso la Grecia.

In cambio l’UE “premia” la Turchia con l’abolizione dell’obbligo dei visti per i cittadini turchi e con un finanziamento di tre miliardi di euro (più altri tre se fossero necessari).

L’accordo pone parecchi dubbi. In primis per avere una collocazione di migranti in Europa bisogna dunque sperare che avvenga un flusso migratorio irregolare, con le tragiche conseguenze che siamo ormai abituati a sentire (ribaltamento di barconi e morti in mare). In secundis l’Europa pone il tetto dei 72 mila posti, ma i siriani in Turchia sono 3 milioni. La soluzione è comunque poco praticabile: pone obblighi ingenti alla Grecia, che deve lei sola valutare un numero troppo alto di richieste d’asilo. Inoltre l’accordo vale solo per i cittadini siriani, ma ci sono molti altri “sfollati”: dall’Afghanistan, dall’Iraq, dalla Somalia, dall’Eritrea.

Infine c’è la seguente questione: può la Turchia reputarsi un Paese sicuro? Le condanne che le arrivano dalle corti internazionali per trattamenti inumani e degradanti parlano chiaro.

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Per Medici Senza Frontiere questo accordo segna un’epocale abdicazione alle responsabilità morali e legali dell’Europa nel fornire asilo a chi ne ha un disperato bisogno.

Il doppio linguaggio con cui è stato ammantato l’accordo non ce la fa a celare l’ostinata determinazione dell’Unione europea a girare le spalle alla crisi globale dei rifugiati. Le promesse di rispettare le norme internazionali ed europee appaiono sospette, una zolletta di zucchero sulla pillola di cianuro che la protezione dei rifugiati in Europa è stata appena costretta ad inghiottire.
Amnesty International

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Silvia Gemme

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