I veri eroi muoiono consapevolmente: #Torinoricorda gli Anni di Piombo

17 maggio 1976: data della prima udienza, presso la Corte d’Assise di Torino, del processo al nucleo storico delle Brigate Rosse. Quarantasei imputati; due lunghi anni di paura, sangue e gambizzazioni prima della sentenza.

Tutti conosciamo, almeno per sentito dire, i termini “anni di piombo”, “anni spietati”, “terrorismo italiano”. Per alcuni l’argomento è chiaro, per altri lo è di meno. Il progetto di Ocralab – dal titolo “#Torinoricorda gli Anni di Piombo” e con i suoi cicli di incontri – nasce proprio “dall’esigenza di tornare su un periodo spesso dimenticato o poco noto, per raccontarlo in appuntamenti aperti alla città, in coincidenza di date di memoria, con testimonianze e letture.”

Il 17 maggio 2016 si è tenuto al Campus Einaudi il quinto incontro. Tra le personalità presenti c’erano Giancarlo Caselli – il giudice che istruì il processo –, Diego Novelli – sindaco di Torino nel ’75 – e Giampaolo Zancan – uno dei venti avvocati che assunsero la difesa d’ufficio dei brigatisti. La loro testimonianza è stata coinvolgente. Sentire parlare chi ha vissuto in prima persona un periodo è diverso da leggerne resoconti o visionare documentari, per quanto essi possano essere accurati.

Giancarlo Caselli fu uno dei giudici delle Brigate Rosse e lavorò a stretto contatto con Bruno Caccia. All’incontro si sofferma sul fenomeno delle BR. Anche altri paesi europei, come la Germania e la Spagna, ebbero in quegli anni fenomeni di terrorismo, ma nessuno si trovò ad affrontare una situazione come quella dell’Italia. Il terrorismo italiano durò 15 anni in un continuo dispiegarsi di tensioni e fatti di sangue. L’assunto dei terroristi era: lo Stato è oppressore e fascista, indossa una falsa maschera democratica; noi riusciremo a svegliare il popolo, che riconoscerà lo Stato per ciò che è e si solleverà.

Gli altri paesi europei affrontarono il problema attraverso la “scorciatoia”: tribunali speciali e metodi anti-democratici. Caselli racconta che da noi ci si avvalse di giudici comuni e di tutte le regole processuali dello Stato di diritto. “Le regole democratiche vanno rispettate anche nei confronti di chi la democrazia vuole abbatterla. Noi abbiamo vinto con il contributo decisivo della gente”.

Diego Novelli racconta di una Torino tesa e in allerta, molto diversa da quella che conosciamo oggi. Torino rappresentava un punto centrale dello Stato e del sistema democratico, l’obiettivo dei terroristi era quello di destabilizzarla. C’erano sparatorie e gambizzazioni (termine che indica la pratica delle BR di sparare agli avversari politici alle gambe, in modo da renderli invalidi). Lui stesso visse sotto scorta per tre anni. “Torino, con molta paura, ha saputo reagire. D’altronde, chi non ha paura?”.

TYP-453463-4715295-zancanGiampaolo Zancan si trovò ad essere uno dei giovani avvocati d’ufficio delle Brigate Rosse. L’avvocato difensore era indispensabile affinché il processo proseguisse, ma quanto mai problematico, perché le BR dichiararono di non voler essere difese. “Ci proclamiamo pubblicamente militanti dell’organizzazione comunista Brigate Rosse, e come combattenti comunisti ci assumiamo collettivamente e per intero la responsabilità politica di ogni sua iniziativa passata, presente e futura. Affermando questo viene meno qualunque presupposto legale per questo processo, gli imputati non hanno niente da cui difendersi. Mentre al contrario gli accusatori hanno da difendere la pratica criminale, antiproletaria dell’infame regime che essi rappresentano.

Le BR minacciarono di morte gli avvocati d’ufficio e il tutto culminò con l’uccisione, il 28 aprile 1977, dell’anziano Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino, Fulvio Croce. Zancan ricorda con commozione la sua morte dicendo di lui che “i veri eroi muoiono consapevolmente”.

Il 28 giugno 1978 arrivò la sentenza, che vide ben 30 condanne. Nel 1988 le Brigate Rosse dichiararono di avere perso la guerra contro lo Stato.

Ocralab cura l’esposizione del Libro d’Artista ‘Moro Aldo’ del pittore Eugenio Pacchioli presso la biblioteca Norberto Bobbio (Campus Luigi Einaudi). L’esposizione resterà al piano terra della biblioteca fino al 17 giugno. Ocralab si occupa anche della redistribuzione di Diario di una giurata popolare di Adelaide Aglietta, che narra dell’esperienza della segretaria del partito radicale come membro della giuria popolare al processo. Il libro è acquistabile mandando una mail a: info@ocralab.org

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Silvia Gemme

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