Fiorio: una tazza di storia dal 1780

“Che cosa si dice al Fiorio?” Con questa richiesta – secondo le cronache del tempo – Carlo Alberto di Savoia era solito iniziare le sue udienze quotidiane.

Certo, con le sue sale traboccanti di Fiorio (2)
specchi e velluto rosso, il locale mantiene ancora oggi un apparenza elegante e raffinata, in grado di stupire il visitatore con i suoi interni sette-ottocenteschi e l’impeccabile servizio del personale…ma questo di certo non era sufficiente a spiegare un tale interesse da parte del sovrano.  Per comprendere, come sempre, è bene fare un passo indietro.

Il Caffè dei Fratelli Fiorio nacque verso la fine del XVIII secolo, più precisamente nel 1780, e fin da subito attrasse una clientela di tipo conservatore, divenendo in poco tempo meta preferita di moltissimi aristocratici, intellettuali e diplomatici dell’epoca. Tra i suoi avventori abituali dunque non era strano trovare personaggi quali D’Azeglio, Balbo, Rattazzi e – ovviamente – Cavour.  Personaggi, questi, che siamo più abituati a immaginare tra le pagine dei nostri libri di storia del liceo piuttosto che seduti al tavolo di un caffè a chiacchierare del più e del meno.

Proprio tale clientela contribuì a forgiare per il locale il soprannome di “caffè dei Macchiavelli”: riunita attorno ai suoi tavoli, tra una partita a scacchi e un torneo di whist, tutta l’Italia che creò l’Italia elaborava strategie politiche ed esprimeva opinioni, Fiorio (3)sorseggiando un buon caffè o gustando uno di quei gelati che Nietzsche tanto amava (ebbene sì, anche il filosofo dell’ oltreuomo rientrava nel novero dei clienti abituali). Detto ciò, risulta forse più semplice comprendere la particolare attenzione prestata dal re a questo luogo, teatro di accesi dibattiti e decisioni importanti, e ai suoi frequentatori abituali, in grado di gettare le basi della politica nazionale anche in un ambiente informale come quello.

Ma cosa resta oggi di tutto questo? Con un po’ di immaginazione, forse, passeggiando sotto i portici di via Po e inoltrandoci nelle sale di Fiorio riusciremmo quasi a rivedere Cavour, intento a scrivere articoli per la rivista “Risorgimento” comodamente seduto nel tavolo a fianco al nostro. Oppure potremmo ascoltare le risate delle signore, intente a gustare la novità assoluta del momento: il cono gelato da passeggio. Vi è addirittura chi ritiene che sia stato inventato lì, ma questo è un primato che molti altri caffè storici rivendicano, nonostante questo sia effettivamente uno dei più antichi e caratteristici della città di Torino. Guardando meglio, potremmo persino intravvedere Antonio Baratta, intento a scrivere in un angolo quei pochi versi che l’avrebbero reso il primo “epigrammista da Caffè” (sulla cui rilevanza poetica preferisco non pronunciarmi) di Torino. A quanto si racconta, vi fu persino un tentativo di congiura nel 1821, ad opera di alcuni uomini che tentarono di convincere l’inserviente dello speziale di Corte ad avvelenare l’allora principe Carlo Alberto…ma questa è tutta un’altra storia.

Insomma, qui la Storia si respira, due secoli di avventori ci precedono e qualcosa nel tempo è cambiato, ma una cosa è certa: con l’estate ormai alle porte, vale proprio la pena di fermarsi ad assaporare un gelato in compagnia perché  -oggi come allora- quello di Fiorio è davvero ottimo.

Valentina Guerrera

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