Organizza la tua vita con il bullet journal

Alla fine è arrivata anche in Italia.
Parliamo del nuovo hobby che sta contagiando soprattutto donne di ogni età, il journaling. Attività come tenere un diario, scrivere un ricettario o avere una rubrica erano per le nostre madri e le nostre nonne cose normali, spesso addirittura fondamentali per la propria organizzazione. Con l’avvento di internet e con il notevole avanzamento tecnologico degli ultimi 50 anni,  queste attività sono state trasferite dalla carta al digitale: i blog personali, di cucina e i cellulari hanno preso il posto del formato cartaceo, riscuotendo un enorme successo.
Tuttavia da qualche anno vi è stato un improvviso ritorno al cartaceo, partendo dai più comuni diari giornalieri per passare a cose più particolari come scrapbooks (album decorati manualmente che raccolgono biglietti, foto, ecc), gratitude journals (diari in cui si scrive per cosa si è grati), listography (quaderni di liste) e chi più ne ha più ne metta. Tra questi tipi di “journals” sovrasta tutti l’organizzatissimo bullet journal.

Cos’è un bullet journal? È una sorta di agenda in cui ogni persona può riorganizzare i propri interessi attraverso un rapido e ordinato sistema composto da fondamentalmente quattro punti: tema, numeri o simboli, frasi brevi ed elenchi.
La particolarità del bujo –abbreviazione con cui viene chiamato il bullet journal sul web– è quella di essere completamente personalizzabile, dalla scelta del notebook al layout delle pagine; per non parlare degli argomenti trattati. Il bullet journal può essere esclusivamente relativo a un soggetto o trattarne mille: può essere il taccuino dove raccogliere in modo organizzato compleanni e appuntamenti, o potrebbe essere il quaderno in cui segnare i progressi del proprio animale domestico. Insomma, si può aggiungere qualsiasi cosa si ritenga importante e necessaria.

ryder carroll
Ryder Carroll, inventore del bujo.

Bisogna dire che il bullet journal si è leggermente discostato dall’idea principale che ne aveva Ryder Carroll quando lo inventò. Famoso digital product designer newyorkese affetto da DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento), Carroll ha impiegato anni per inventare un sistema di organizzazione che lo soddisfacesse appieno e che rappresentasse il modo in cui lavora la sua mente, ovvero qualcosa che catturasse i suoi brevi, ma intensi momenti di concentrazione. Il bullet journal è nato, in poche parole, come metodo di organizzazione veloce e pratico; ma sembra che chi usa il bujo adesso si soffermi molto di più a renderlo bello visivamente piuttosto che a renderlo funzionale. Che simboli usare, che layout inventare per la pagina, se decorarlo o meno con adesivi e washi tapes (nastri adesivi colorati) sono le domande principali che ronzano nella testa di chi decide di trasformare il suo nuovo notebook vuoto in un bullet journal. Si cercano video tutorial da cui copiare indici, diagrammi e tabelle; si comprano penne da artista per non macchiare il retro delle pagine, si pratica il lettering (ovvero si impara a replicare diversi tipi di font) e si comprano stampini e adesivi.
E siccome l’estetica ha preso il sopravvento sulla funzionalità, non possono mancare le case di produzione di agende, quaderni e co. che lucrano su questa nuova moda. Ecco quindi che nascono gli Happy Planner e gli organiser della Filofax, agende rilegate con tanto di anelli per aggiungere fogli con mesi e giorni prestampati; c’è poi chi preferisce i notebook quadrettati della Hobonichi o della Midori, raccoglitori giapponesi piuttosto costosi. Fortunatamente i non pignoli potranno sempre contare sulle imitazioni facilmente reperibili online e alcune già nei negozi delle principali città d’Italia.
Non si disdegnano neanche le Moleskine quadrettate, anche se il più amato dalle italiane in questo momento è il Leuchtturm 1917 puntinato. Perché puntinato? Perché i puntini non sono altrettanto visibili quanto i quadretti, ma sono degli ottimi riferimenti per quando si fa una tabella o si organizza il layout.

Quello del bullet journal sembrerebbe quindi un mondo patinato e costoso, ma non spaventatevi: se per caso voleste cominciare a cimentarvi in questa nuova tecnica di organizzazione, ricordate che a Ryder Carroll bastavano solo un notebook e una penna.

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Foto a cura di Elizabeth Samoris

Messina Federica

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