Il maestoso accesso all’ Augusta Taurinorum: La Porta Palatina

L’ingresso settentrionale della nostra città, Augusta Taurinorum, è la Porta Palatina, più nota con il suo nome al plurale, Porte Palatine. Principale testimone dell’epoca romana a Torino, è una delle porte urbiche meglio conservate al mondo, risalente al II secolo a.C..
La Porta Principalis Dextera costituiva l’accesso al cardo maximus (il punto cardinale, una via che correva in direzione nord-sud nelle città romane) che adesso è riconoscibile nella via Porta Palatina e in via San Tommaso. I suoi imponenti resti sono visibili al centro di Piazza Cesare Augusto.

Il suo nome è sicuramente successivo all’epoca romana e diverse ipotesi sono state fatte al riguardo. La più attendibile è l’attribuzione alla vicinanza alla sede imperiale dei Longobardi, il Palatium.

Le sue due torri angolari sono alte più di trenta metri, hanno una base quadrata e il loro corpo mostra una sfaccettatura a sedici lati. Le due statue bronzee poste alla base raffiguranti Cesare Augusto e Giulio Cesare sono due copie risalenti all’ultimo restauro del 1934 e sono oggetto di contestazione a causa della loro posizione: esse non sono nell’area esterna, dove avrebbero avuto più credibilità, ma in quella interna.

Brevi cenni di storia: dal I secolo a.C. Ad oggi.

La Porta Palatina fu edificata nel I secolo a.C., su una precedente porta di epoca repubblicana, sulla via che conduceva a Pavia (Ticinum).
Nel 1404, dopo un lungo periodo di degrado e incursioni, venne ricostruita la torre sinistra.
Nei primi decenni del Settecento, Vittorio Amedeo II avviò un processo di rinnovamento urbanistico che prevedeva la scomparsa della Porta, ma grazie all’ingegnere Antonio Bertola quest’opera architettonica venne preservata, anche se perse la sua funzione.
Nel 1724 essa divenne infatti carcere e poi istituto di reclusione femminile.
Nel 1860 fu previsto da Vittorio Emanuele II un nuovo restauro e in seguito un altro, più radicale, fu attuato da Alfredo D’Andrade nei primi anni del Novecento, liberando la struttura da tutte le modifiche degli interventi precedenti.
Dal 1934 al 1938, il governo fascista effettuò un nuovo restauro che isolò la Porta Palatina dal contesto urbano circostante abbattendo un gruppo di vecchie case a ridosso del monumento. Questi cambiamenti suscitarono critiche a causa dell’opera di isolamento e dall’errata collocazione delle statue.
Nel 1961 una nuova illuminazione fu eseguita da Guido Chiarelli, in occasione delle celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia.
Negli anni ottanta l’area venne resa interamente pedonale per preservare l’integrità della Porta Palatina dal traffico automobilistico.
Nel 2006, su commissione della Città di Torino e in occasione dei XX Giochi Olimpici Invernali, sono state apportate grandi modifiche. L’intera area di Piazza Cesare Augusto è diventata un ampio giardino, la Porta Palatina ha riacquistato la sua funzione originaria ed è ora l’ingresso della zona più antica e ricca di storia della città. Nel progetto c’erano anche la nascita del nuovo Parco Archeologico e la ricostruzione di un bastione simile a quello demolito da Napoleone nel 1800, destinato ad ospitare i carretti del mercato di Porta Palazzo. L’obiettivo è quello di richiamare la storia della città nella sua interezza, comprendendo anche stili successivi all’epoca romana.
Nel 2014 l’intera opera è stata sottoposta a un restauro conservativo durato circa un anno.

 

  • Curiosità: Si dice che dopo la collocazione delle statue in epoca fascista, si creò uno “spiritoso dialogo” tra un passante e le raffigurazioni di Giulio Cesare e Cesare Augusto. Approfittando della posizione delle loro mani, sembrava, infatti, che uno segnalasse del denaro e che l’altro indicasse Via Conte Verde , quindi il passante chiese ai due dove si trovasse il casino e trovò risposta nell’indicazione di Via Conte Verde, dove vi erano diverse case chiuse di basso livello, ma anche nell’ avvertimento manuale che le prestazioni sarebbero state a pagamento.

Chiara Dalla Longa

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