Il futuro è (circa) adesso: L’uomo su marte

Doveva essere il nuovo traguardo dopo la luna. Già prima dello storico allunaggio dell’Apollo, alla NASA ci si interrogava su metodi per arrivare anche lì, come gradino successivo della “corsa allo spazio”. La “resa” dei russi, che hanno rinunciato all’esplorazione con equipaggio, concentrandosi invece sulle stazioni spaziali e su una presenza in orbita meno transitoria di un singolo volo, ha di fatto troncato i motivi per investire sul progetto. Senza un avversario da battere, perché spendere tanto? E quindi da traguardo per gli anni ’80, l’arrivo con equipaggio sul pianeta rosso è diventato un miraggio sempre più lontano. Oggi, dopo decenni di ricerca e affinamento delle tecnologie confinandosi all’orbita terrestre, arriva un nuovo impulso.

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Un immagine dimostrativa di Orion, la futura navetta della NASA

Dismesso lo shuttle, la NASA ha iniziato a sviluppare l’Orion, una navetta più simile all’Apollo, pensata per viaggi più lontani dalla Terra. Ma nel frattempo, senza un veicolo in servizio attivo, gli americani si trovano costretti a chiedere passaggi ai russi sulle loro soyuz, per poter andare sulla stazione spaziale internazionale, che pure hanno contribuito a costruire. E, per ovviare a questo “imbarazzo”, si rivolgono ad aziende private.
Ad oggi, quella più di successo sembra essere SpaceX. Fondata e diretta da Elon Musk, l’azienda si sta distinguendo per un singolare modo di rendere abbordabili i lanci spaziali: Far riatterrare i pezzi dei razzi dopo i lanci, in modo da riutilizzarli in futuro. Per ora la loro navetta, il Dragon, ha solo fatto missioni di trasporto materiali. E stanno avanzando i lavori per collaudare e mettere in opera una versione passeggeri.

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Uno dei razzi della SpaceX durante un test di atterraggio controllato. In seguito verrà rifornito e riutilizzato.

E proprio SpaceX, qualche giorno fa, ha rilasciato questo “trailer” in computer grafica, di come immaginano un sistema per arrivare su marte.


Per ora poco di concreto. Ottime e belle immagini, zero dati tecnici. Si tratta di un concept, con tutta una serie di tecnologie ancora da far maturare a dovere. Dal lanciatore “riutilizzabile”, che ad oggi non è ancora abbastanza affidabile da garantire lanci a breve termine, alternando successi entusiasmanti a spettacolari ed esplosivi fallimenti. La navetta, per come è stata presentata, è solo un design estetico accattivante, ma non abbiamo idea di alcuna specifica. Ciononostante, rappresenta un messaggio importante. C’è interesse ad esplorare lo spazio. E se non lo fa un governo, i privati si metteranno all’opera per conto loro. Chi vivrà, vedrà.

Mauro Antonio Corrado Auditore

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