Perché il terremoto del Centro Italia riguarda tutti noi

Il terremoto che ha iniziato a devastare il Centro Italia da agosto – e che pare essersi quietato solo recentemente – ha tolto qualcosa a tutti: i feriti, fino ad ora, ammontano a 388, i morti a ben 298 e i danni ad abitazioni e strutture sembrano essere non inferiori ai 4 miliardi di euro.
Eppure, forse la tragedia più grande di tutti, al di là di quella personale, è l’irreparabile perdita del patrimonio culturale italiano, poiché non influenzerà la vita di un unico individuo o di qualche famiglia, bensì tutta la popolazione italiana.
Il crollo della basilica di San Benedetto a Norcia è avvenuto il 30 ottobre di quest’anno in seguito a una scossa di magnitudo 6.5, la più alta della serie di sismi che hanno avuto come epicentro Norcia e Preci. La chiesa, che tradizione vuole sorga sulla casa natale dei santi Benedetto e Scolastica da Norcia, ha subito danni talmente gravi che ad oggi solo la facciata tardogotica e parte della navata sono rimaste in piedi.

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Quel che resta della basilica di San Benedetto da Norcia dopo il 30 ottobre 2016

Eppure questo è solo una parte del patrimonio culturale che è rimasto gravemente danneggiato, un simbolo adottato dai media per i danni causati dal terremoto: altri esempi sono la basilica di San Francesco ad Amatrice (città con il più alto numero di vittime del terremoto), una chiesa medievale di cui ha resistito solo metà facciata perdendo l’oculo, e il museo civico della chiesa sconsacrata di Sant’Emidio, di cui sono stati certamente persi gli affreschi del ‘200 di Cola d’Amatrice; leggeri danni anche al Duomo di Urbino e persino alle Terme di Caracalla a Roma, a cui si sono aggiunte ulteriori crepe a quelle che già le avevano segnate nel terremoto dell’Aquila nel 2009.
Nel complesso si calcolano 293 monumenti, palazzi storici e chiese del territorio danneggiate. Un passato andato perso per sempre sotto le forze naturali. Mura medievali crollate e ridotte a rovine in pochi secondi, spazzando via la maggior parte del patrimonio artistico-culturale –fonte di turismo e guadagno- di piccole città del centro Italia.

Come è possibile riparare a questo tipo di danno? Ricostruzione e restauro sicuramente non potranno restituire il valore artistico che avevano prima queste opere architettoniche, eppure le cronache narrano che proprio la Basilica di San Benedetto crollò per tre volte nel corso del ‘700 e che per tre volte i monaci celestini la fecero ricostruire.
Ricostruire è la parola d’ordine. Ricostruire non solo monumenti, chiese e statue, ma anche vite, comunità.
Cosa si può fare quando si vive in zone a rischio sisma? Trasferirsi in posti più sicuri non è la risposta, come dimostrano molte famiglie vittime del terremoto che hanno deciso di rimanere nel territorio danneggiato. Le persone rimarranno e ricostruiranno una comunità nuova e stabile, grazie anche al sostegno del resto d’Italia. Nuove case sostituiranno quelle annientate dalle calamità naturali; nuove opere d’arte salveranno il patrimonio culturale nazionale e, anche se non riusciranno mai a sostituire ciò che è stato perso nel terremoto, saranno comunque opere di fatica e sudore che daranno nuova vita alle città distrutte.

Federica Messina