Referendum costituzionale: le ragioni del SI e del NO

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Il contenuto della riforma, così com’è, può suggerire poco o niente. Vediamo le ragioni che adducono i promotori del Sì e quelli del No.

Basta un Sì. I promotori del Sì sostengono che la riforma porterebbe una riduzione dei costi della politica, una diminuzione dei contenziosi, che renderebbe il Paese e il suo sistema più efficiente.

In particolare, rispetto alle Regioni, occorre ripristinare un accentramento statale (consentendo però pur sempre un regionalismo differenziato), occorre incentivare la partecipazione popolare alla politica, e soprattutto occorre modificare il Senato. Il Senato, così come modificato, renderebbe il sistema più efficiente: le leggi passerebbero con maggiore rapidità e ci sarebbe più chiarezza. Dal momento che le Regioni si vedrebbero indebolite dalla riforma, avrebbero come compensazione la propria rappresentanza in Senato. Rappresentanza delle Regioni in Senato significa che le stesse possono tenere sotto controllo sia le leggi statali sia quelle provenienti dall’Unione Europea, e questa non è cosa da poco, dal momento che la maggior parte dei ritardi e delle multe che ci arrivano dall’UE sono causati dalla difficoltà di adeguare una norma dell’Unione a realtà regionali diverse. Un Senato così composto, inoltre, porterebbe a un risparmio di circa 1 miliardo.

Ci sono poi due ragioni che esulano dal testo della riforma. La prima è che, se la riforma non passasse al referendum (istituto importantissimo), difficilmente i politici si azzarderebbero a proporne altre nei prossimi dieci anni, e ciò significa restare nell’instabilità politica ancora a lungo.

La seconda è quella addotta soprattutto dagli imprenditori: un’Italia che cambia rilancerebbe il Made in Italy all’estero, risorsa molto preziosa ma spesso associata a ritardi e burocratismi.

Io Voto No1. I sostenitori del No adducono soprattutto al fatto che la riforma è mal scritta, arzigogolata, e che contemplerebbe in sostanza la possibilità di lasciare le cose esattamente come stanno: infatti molte disposizioni della riforma necessitano di leggi integratici, leggi che potrebbero stravolgerle. Per fare un esempio, è vero che il Parlamento è tenuto a discutere le proposte di legge di iniziativa popolare, ma “nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari”.

Un esempio della complessità, invece, è l’articolo 70. Adesso l’articolo 70 dice:

la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere

Secondo il testo modificato, direbbe:

la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione, (…) per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore e di cui all’articolo 65, per le leggi di cui all’articolo 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma (…)

La Costituzione dovrebbe essere il testo fondamentale di tutti i cittadini, non essere formulata come un decreto milleproroghe.

Il Senato, così come modificato, rischia di essere tutt’altro che efficiente, rischia di svolgere funzioni meramente amministrative, di funzionare caoticamente a causa della mal scrittura dell’articolo 70 (che ne prevede le competenze). In più c’è il paradosso che i senatori non siederanno divisi per Regioni, bensì a seconda del partito politico. Infine non sarebbe vero che si risparmierebbe 1 miliardo, ma – secondo la Ragioneria generale dello Stato – 50-100 milioni. Meglio sarebbe stato sopprimere veramente il Senato.

Insomma, siccome la Costituzione è una cosa preziosa, va bene modificarla, ma solo se la si modifica bene.

Queste sono le ragioni con le quali confrontarsi. Ricordiamo infine alcune cose: si vota domenica 4 dicembre, non ci sarà un quorum per la validità del referendum, non è un Renzi Sì – Renzi No, è importante andare a votare.

1 Le ragioni del No sono tratte per la maggior parte dal libro loro diranno, noi diciamo, Gustavo Zagrebelsky, con Francesco Pallante.

Silvia Gemme