Morbo di Crohn: il racconto di chi lo sta affrontando

Oggi The Password sente la testimonianza di Martina – nome di fantasia -, studentessa dell’Università di Torino che soffre del morbo di Crohn, malattia infiammatoria cronica dell’intestino.

big_thumbQuando ti è stata diagnosticata la malattia? È stato semplice individuare i sintomi e le cause del morbo?

Il morbo di Crohn mi è stato diagnosticato l’estate dei miei 14 anni, nel 2007. Ero stata male per tutto l’anno, avevo frequenti mal di pancia e diarrea, ma il nostro medico di famiglia mi aveva assicurato che era una gastroenterite. Non capendo esattamente quel che mi stava succedendo, andavo avanti con la scuola cercando di ignorare i sintomi meglio che potevo, ma a maggio del 2007 ero arrivata a pesare 39 kg ed era ormai impossibile far finta di nulla. I miei genitori mi portarono a fare delle analisi del sangue all’ospedale Regina Margherita, dove ebbi la “fortuna” di svenire e venire ricoverata d’urgenza. Dico fortuna perché mi diagnosticarono quasi immediatamente il morbo di Crohn (inizialmente si era sospettata una leucemia), ma so di persone che hanno vissuto con questo disturbo per anni senza accorgersene, perché non lo hanno in forma grave.

Prima di scoprire di averla, conoscevi il morbo e le altre malattie legate all’intestino?

Assolutamente no. Né io né i miei genitori ne avevamo mai sentito parlare. D’altra parte non avevo mai avuto disturbi legati all’intestino prima di allora, perciò non ce ne eravamo mai interessati.

Quanto è cambiata la tua vita con la consapevolezza del morbo?

È cambiata abbastanza, ma non in maniera drastica… Si tratta di una malattia cronica che si ripresenterà in forme più o meno gravi durante tutta la vita di un individuo. Personalmente ho avuto un intervallo di 9-10 anni in cui la malattia non si è più ripresentata, fino all’anno scorso, in cui ho ricominciato a perdere peso drasticamente. Ora cerco di non sottovalutare nessun sintomo, anche se è difficile distinguere le fasi iniziali del morbo di Crohn da una banale influenza intestinale.

Spesso, questo genere di malattie rende invalidante la semplice vita di tutti i giorni: hai qualche consiglio per cercare di viverla di meglio?

Una cosa che il morbo di Crohn non mi ha mai impedito di fare è andare all’università, studiare e uscire con i miei amici. Anche sfiorando la fase acuta sono riuscita a portare avanti un tirocinio universitario e qualche esame. Il consiglio che posso dare, quindi, è di non preoccuparsene troppo. O meglio, è giusto stare attenti ai sintomi e “ascoltare” il proprio corpo in modo da prevedere una ricaduta della malattia, ma è sbagliato diventarne ossessionati e lasciare che la propria vita ruoti attorno ad essa.

1424932468-0-orachemicifaipensare-iniziativa-di-amici-per-far-conoscere-malattia-di-crohn-e-rcu Associazioni a cui rivolgersi?

L’unica di cui sono a conoscenza è A.M.I.C.I. (Associazione Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino), un’associazione al quale mi sono iscritta quando avevo 14 anni e che ci aveva consigliato un medico dell’ospedale in cui ero ricoverata. Quest’associazione, oltre a fare sensibilizzazione per morbo di Crohn e colite ulcerosa, fornisce aiuti a informazione a chi ne soffre; ho scoperto infatti che i minorenni che soffrono di morbo di Crohn hanno diritto a una piccola invalidità civile, che io stessa ho percepito fino all’età di 18 anni. Consiglio quindi a chi non si è ancora iscritto di darci un’occhiata.

Veronica Repetti