Che fine ha fatto il Bookcrossing?

Nel lontano 2010 sembrava aver preso piede anche in Italia. Parliamo del Bookcrossing, lo scambio di libri libero e senza impegno arrivato dagli USA che consiste nel lasciare un libro in uno o più punti strategici della città: bar, parchi, biblioteche… Insomma, qualunque zona purché sia abbastanza frequentata, in modo che il libro lasciato per lo scambio abbia più possibilità di trovare un potenziale lettore. Il rapporto tra lettori sconosciuti e chi lascia i libri si basa sulla pura fiducia. Spesso, nelle zone ufficiali di scambio chiamate OCZ (acronimo inglese per Official Crossing Zone), vengono posti dei limiti di un libro per persona, oppure viene richiesto di lasciare un libro a propria volta per sostituire quello che si è preso. Non ci sono requisiti per il libro in questione: potrebbe trattarsi proprio di quel romanzo che è entrato a far parte dei vostri preferiti e che quindi volete far conoscere al mondo; o potrebbe essere semplicemente quel libro che avete già letto e che sta prendendo polvere sullo scaffale.

Per quanto riguarda la nostra città, Torino fino a qualche anno fa poteva vantare un bel po’ di zone, dato che aprire una nuova OCZ non costa nulla, né comporta impegni di alcun tipo se non quello di lasciare sempre a disposizione qualche libro per lo scambio. Partendo dalle biblioteche ai luoghi pubblici -quali caffè, torterie, cinema, scuole e così via-, il Bookcrossing sembrava aver attecchito bene sul suolo torinese. Questo almeno fino a un paio di anni fa, quando l’argomento Bookcrossing cadde nel silenzio.

È pur vero che nella classifica mondiale di lettori più avidi fatta dalla NOP World Culture Score Index l’Europa non brilla per posizioni: su trenta paesi –di cui i primi tre sono rispettivamente Cina, Thailandia e India-, troviamo la Francia all’ottavo posto, mentre l’Italia si trova  a un vergognoso ventiquattresimo posto, preceduta da Germania e Spagna rispettivamente in ventiduesima e ventesima posizione.
L’aumento della circolazione di Ebook a basso prezzo e simili potrebbe aver contribuito a far finire nel dimenticatoio l’iniziativa del Bookcrossing, ma guardando questi dati è comunque difficile non comprendere come mai molte zone OCZ, a prescindere da problemi personali, siano ormai inattive.

Certo, il fascino che deriva dallo scambio di libri appartenuti ad altri lettori sconosciuti, che magari hanno pianto e sofferto sulle pagine dei suddetti libri prima di renderli disponibili allo scambio, è ineguagliabile, e fortunatamente esistono ancora zone nella città di Torino che cercano di mantenere vivo come possono il Bookcrossing. Potete trovare alcune OCZ segnalate sul sito Bookcrossing Movement (creato da quattro studenti dell’Università degli Studi di Torino), ma essendo il sito stesso non attivo da molti mesi The Password provvederà a segnalarvene qualcuna in più. Raccomandiamo però di tenere sempre gli occhi aperti, perché non si sa mai che proprio il piccolo bar sotto casa non abbia una zona OCZ a vostra insaputa!

  • Nella piazza di  Area12 di Strada Altessano 141 è stato inaugurato nel 2014 un punto di Bookcrossing.
  • Il Berlicabarbis 2, in Via Catania 10, ha una piccola zona di Bookcrossing.
  • Il famoso Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, presenta al suo interno una zona di Bookcrossing con libri usati.
  • A Urban Barriera, in Corso Palermo angolo Via Montanaro , è nato nel 2012 un punto di Bookcrossing.
  • Fuori dalla libreria Maramay, in via Cercenasco 9, vi è una cassetta di legno in cui si possono lasciare e prendere libri.
  • La Piadineria Degli Artisti in Corso Marconi 27/d raccoglie e fornisce libri usati per il Bookcrossing.

Federica Messina