Bruciare per la democrazia

jp

Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà

Con queste parole, scritte in una lettera lasciata a qualche metro da lui, Jan Palach il 16 gennaio del 1969 si recò in piazza San Venceslao, nel centro di Praga, si fermò davanti alla scalinata del Museo Nazionale e si cosparse di benzina, accese rapidamente un fiammifero e venne avvolto dalle fiamme. Jan Palach era uno studente ventenne della facoltà di filosofia all’Università Carlo IV di Praga, un ragazzo che aveva visto i carri armati sovietici presidiare quella piazza, che aveva visto finire in tragedia la Primavera di Praga e che credeva profondamente che il popolo ceco dovesse risvegliarsi dalla rassegnazione. Aveva preso ispirazione dai monaci buddisti del Vietman, forse pensava che solo un gesto così eclatante, così doloroso fosse la risposta all’apatia generale che vedeva intorno a sé, la rassegnazione, la censura della dittatura che aveva infettato ed intasato la vita in Cecoslovacchia.

L’agonia di Jan Palach, che si era procurato ustioni di terzo grado sull’ottantacinque percento del corpo, è durata settantatré ore. Ai suoi funerali, che si tennero il 25 gennaio, erano presenti seicentomila persone provenienti da tutto il paese.
Non si è mai accertato se davvero ci fosse un’organizzazione come quella descritta dallo stesso Palach, ciò che è certo è che altri seguirono il suo esempio, almeno altri sette studenti si tolsero la vita. Rimanendo, però nel silenzio dei media.

Cecilia Marangon