Principesse Disney e la nuova era dell’emancipazione

Quando si sente parlare di principesse non si può fare a meno di pensare alle eroine imbellettate della multinazionale Walt Disney Company. Il successo derivato dai classici Disney e iniziato con Biancaneve e i sette nani (1937), primo lungometraggio a colori, ha portato alla nascita di più franchise, di cui il più famoso e proficuo – tra film e merchandise vario – è sicuramente quello delle Principesse Disney.

Spesso criticati per la rappresentazione di ideali sessisti (soprattutto durante la Silver Age), i classici Disney hanno subìto un cambio di temi piuttosto radicale da cinquant’anni a questa parte: iniziato con principesse con poca personalità, che cercavano di rappresentare i buoni valori della donna del loro tempo, come Biancaneve e Cenerentola, per poi passare a forti figure femminili come Pocahontas e Mulan, incapaci di rassegnarsi a un destino di sottomissione. Dal 1937 a oggi, le eroine disneyane si sono susseguite una dopo l’altra incarnando ideali di bellezza e virtù diverse, eppure tutte accomunate da un tema centrale: la ricerca del vero amore e il conseguente lieto fine che arrivava trovandolo.

Da cinque anni a questa parte, però, è avvenuto un cambiamento: se prima il fulcro era trovare il vero amore, oggi invece si punta sulla realizzazione di se stesse. La principessa scozzese Merida rifiuta un matrimonio combinato per la propria libertà e decide di non scegliere nessun pretendente; la regina Elsa diventa un’icona di femminismo in tutto l’Occidente e Frozen si aggiudica gloria e onore dopo aver finalmente spostato il focus sull’amore fraterno; Vaiana (nell’originale chiamata Moana) parte da sola all’avventura in un paradiso tropicale.
Stiamo parlando rispettivamente di film come Brave (2012), Frozen (2013) e il recentissimo Oceania (2016), che si concentrano sull’indipendenza della protagonista: la realizzazione personale e l’essere in armonia con se stesse diventano più importanti che trovare l’amore, poiché non serve necessariamente un principe per essere felici.

Uscendo fuori dal filone delle Principesse Disney, non si può non pensare al recente Zootropolis (2016), la cui protagonista Judy Hopps cerca di dimostrare la propria indipendenza in un mondo che sembra troppo grande per lei. Nessun interesse amoroso in questa favola contro il pregiudizio e gli stereotipi; nessun interesse amoroso neanche nel già citato Oceania, uscito a Natale nelle sale italiane. Alla domanda sul perché non fosse stata data una storia d’amore alla protagonista Vaiana, i creatori John Musker e Ron Clements hanno detto “[Oceania] è un film sull’eroina che trova se stessa”, niente di più, niente di meno. Non è la prima protagonista di un classico Disney a non trovare né cercare l’amore, e non sarà l’ultima.

Chi ha ancora l’immagine della principessa Disney vestita con uno scintillante abito da sera che non fa altro che cantare, ballare e pulire aspettando il principe azzurro dovrà ricredersi. I tempi cambiano e i film rispecchiano gli ideali del proprio periodo: giovani donne che cercano di realizzarsi con le loro forze si sostituiscono alle fragili “donzelle in difficoltà” dell’immaginario comune.

Federica Messina