Apocalypse Now : l’orrore dell’etica occidentale

Nel nono lungometraggio di Francis Ford Coppola,Apocalypse Now, la cui versione originale è datata 1979, viene trattata su pellicola cinematografica la ricerca di qualcosa che è profondamente camuffato dalla superficie visibile della cultura occidentale. Coppola rielabora, riproponendo in chiave moderna, il libro del 1902“ Heart of Darkness”di Joseph Conrad,analizzando concetti quali civilizzazione, etica e morale per l’Occidente. Per Coppola ogni cultura etica si fonda sulla “convenzionalità della menzogna”, il film può quindi considerarsi un racconto allegorico che per tappe perviene a dimostrare la falsità fatale di ogni convenzione morale, prospettiva che dovrebbe essere abbandonata accettando la vita in quanto scevra da qualsiasi costruzione intellettualistica umana, che è solo illusione. Al capitano Willard, protagonista interpretato da Martin Sheen, è affidata la missione, da parte dei militari di Nha Trang, di risalire il fiume Lung al fine di raggiungere e uccidere, in Cambogia, il colonnello Kurtz (Marlon Brando), militare sfuggito al controllo dell’esercito americano, i cui metodi sono mutati in“malsani”.

Capitano Willard:” Accusare un uomo di omicidio quaggiù era come fare contravvenzioni per eccesso di velocità alla 500 miglia di Indianapolis”.

Le conclusioni di tale indagine sono paradossali, perché sebbene da una parte si individui nell’etica la suprema menzogna che di cultura in cultura e di società in società è riuscita a giustificare guerre e soprusi, d’altro canto l’uomo senza etica è rappresentato come essere non più umano, immerso nell’orrore di un universo sregolato e caotico, padrone di quella selva che è essa stessa metafora dell’inquietudine dell’uomo non civilizzato.

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Kurtz (Marlon Brando)

Il capitano Willard assolve semplicemente un compito di carattere allegorico,è la cultura umana che risalendo il fiume Lung giunge all’indicibile, all’assenza di verità. Il viaggio è scandito in stazioni attraverso le quali vi è l’abbandono della morale in recupero di una dimensione collettiva inconscia e primordiale. Insieme a Willard, i compagni a bordo dell’imbarcazione rivestono un ruolo allegorico. Philips, il capo della barca, rappresenta l’ignavia dei militari che rispondono agli ordini dettati da un sistema gerarchico che li opprime. Il giovane Clean è l’immaturità sognante tipica dell’età adolescenziale, incapace di gestire le emozioni, come nella scena del massacro in seguito ad una semplice perlustrazione lungo il fiume. Chef è rappresentazione dell’inefficienza del raziocinio in un mondo scevro dalla logica. Lance, giovane surfista, unico membro dell’equipaggio che sopravviverà insieme a Willard ,è metafora della predisposizione a “farsi mondo”, alterando le sue percezioni attraverso l’assunzione di dosi massicce di LSD. Il viaggio continua con l’incontro del colonnello Kilgore, il quale conduce una guerra parallela attraverso piccole scorribande con una manciata elicotteri.

Kilgore:” Adoro il profumo di Napalm al mattino, profuma come…di vittoria “

Successivamente, una stazione di rifornimento, il gruppo assisterà ad una smodata liberazione degli istinti; la pulsione vitale introduce il concetto di morte secondo l’inscindibile binomio di eros e thanatos. L’ultima stazione del viaggio è caratterizzata dalla figura di Kurtz, padrone di un regno pagano e bestiale, luogo del pensiero mitico in cui la giungla ha preso il sopravvento sull’umanità, soggiogata al dispiegamento puro dell’istinto.

Kurtz:” Noi addestriamo dei giovani a scaricare Napalm sulla gente,ma i loro comandanti non permettono loro di scrivere “cazzo”sugli aerei perché è osceno”.

A Kurtz non rimane altro se non desiderare di esser ucciso, così da portare a compimento il suo percorso di “smascheramento” della falsità etica che permea l’umanità. Così Willard emerge dall’acqua stagnante della falsità morale e, in una sorta di palazzo degli Atridi tipico della tragedia greca, compie il rito sacrificale di purificazione palingenetica dell’umanità. Egual rito si svolge all’esterno del palazzo, tra la pioggia ed il fango,nell’uccisione di un toro, animale fatto a brandelli con la stessa lama sacrificale usata per Kurtz, quasi a sovrapporre la natura bestiale delle due vittime. Willard uccide la cultura che si è disgregata nell’entropia, accompagnato dall’andamento ipnotico e sinusoidale della celebre canzone di “The End” dei Doors ,  allegoria dell’apocalisse ormai compiuta. Willard e Lance sono gli unici due superstiti, sopravvissuti in quanto divenuti anch’essi puro istinto, dominati interiormente dal caotico ritmo dell’orrore.

 

                                                                                                                                Umberto Urbano Ferrero