Sbirri, secondini e legalità

scritta sbirro

Il 21 marzo è trascorso da poco, il primo ad essere riconosciuto a livello istituzionale come Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Quest’anno la città scelta per celebrarlo a livello nazionale era Locri.
Un luogo importante, complesso, in una regione, la Calabria, che ha tanto da mostrare e che merita moltissimo. Certamente non merita la ‘Ndrangheta.

Eppure nei giorni immediatamente precedenti alle celebrazioni sono apparse alcune scritte come “Don Ciotti sbirro” e “meno sbirri, più lavoro”. Anche a Palermo ne è comparsa una, che recita “Don Ciotti secondino”.
Cosa significano? Qual è il senso di queste manifestazioni?
È un messaggio diretto a tutti, specialmente a chi per la legalità si batte con i propri mezzi, un messaggio rivolto allo Stato per dire, per manifestare e per ricordare che le mafie sono lì, che al loro potere non rinunciano, che il loro ruolo è forte, imponente e che ciò debba essere ben chiaro a tutti.
Come se potessimo dimenticarcene!
L’elenco delle vittime innocenti delle mafie conta 937 persone, 937 nomi di figli, mariti, sorelle, mogli, madri e amici, che per diversi motivi sono stati uccisi da quelle stesse mafie che ancora oggi mandano messaggi minacciosi allo Stato e a chi si spende per la legalità.

Identificare come “sbirro”, in modo dispregiativo, chi non si arrende all’illegalità sta anche a significare che lo Stato ha fallito, che non è affidabile perché promette e poi tradisce, mentre le mafie sono sempre lì, in quei territori e in altri, che vedono, sentono e sanno tutto; che le mafie hanno sempre una risposta.
Una risposta che si concretizza in metodi criminali, anche molto violenti, e che trasforma i diritti in favori da chiedere al boss locale.
Dobbiamo invece ricordarci che gli “sbirri” sono le nostre forze dell’ordine, sono uomini e donne che ogni giorno lavorano per la nostra sicurezza, perché noi tutti possiamo essere protetti dai crimini e dai criminali; quegli sbirri sono anche i magistrati che indagano sui crimini, anche sui più torbidi e subdoli, coloro che provano a fare giustizia quando il delitto è già avvenuto.
Tra quegli “sbirri” ci sono anche Don Ciotti e Libera, perché da vent’anni rappresentano, insieme a tutte le associazioni territoriali che ne fanno parte e non solo, la società civile che non ci sta a sottomettersi all’illegalità.

E allora sì, siamo tutti sbirri, siamo tutti secondini, se vogliono. Siamo quelli che alla legalità ci tengono e la pretendono.

Cecilia Marangon