Gratis ma non troppo: Come guadagnano i social network

In questo ventunesimo secolo iniziato ormai da un oltre 10 anni, abbiamo vissuto l’ascesa dei social network, entrati nella nostra vita come una novità strana, diventando poi la norma. Il nostro stesso modo di vivere è lentamente cambiato, al punto che per alcuni l’amicizia su Facebook è diventata sostituto della classica richiesta di un numero di telefono. Ancora più sorprendente se pensiamo che una rivoluzione di questo genere viene da uno strumento accessibile a tutti, senza costi obbligati se non quello di un dispositivo in grado di accederevi e di una connessione internet. Gratuito. Apparentemente.

No, non mi riferisco della bufala che riemerge periodicamente secondo cui facebook stia per diventare a pagamento a meno che non si copi/incolli una frase in bacheca. Lasciamola nella cloaca mediatica che merita.
Allo stesso tempo però, Facebook inc. è quotata in borsa, e da anni, chiude i bilanci in positivo, con cifre da capogiro. Una quota arriva dal pagamento, da parte dei gestori delle pagine, per aumentare la visibilità dei propri contenuti. Spiccioli per visualizzazioni.

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Ma nonostante non versiate un centesimo per accedere ai social network, la maggior parte dei soldi che incassano arriva da voi. O meglio, dal fatto che vi siate iscritti e trascorriate tempo navigando tra le loro pagine. Guardate al vostro profilo. Nome e Cognome, ovvero un’identità. Data di nascita, e quindi età, inserimento in una fascia demografica. Luogo in cui si vive, occupazione, orientamento sessuale, religioso, politico? I vostri mi piace, le pagine che seguite, con cui interagite, gli stati e i commenti che postate. Danno una bella immagine di chi voi siate, di cosa vi piaccia e vi interessi. Tutti questi elementi danno un profilo dell’utente in quanto consumatore, e delle sue preferenze. Moltiplicate questo per milioni di iscritti, miliardi di mi piace e di post. Otterrete una popolazione che di fatto sta dicendo cosa vuole agli occhi di chi si prenda la briga di osservare.

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I dati così generati dalle azioni di milioni di utenti, vengono usati per definire quali inserzioni pubblicitarie e quali contenuti consigliare a ognuno. Questo garantisce agli inserzionisti, che per quella pubblicità pagano somme notevoli, la miglior esposizione al pubblico più potenzialmente interessato.

Lo studio di questi dati è detto Social Data Mining, ed è un attività in cui trovano applicazione le classiche leggi della statistica tanto quanto gli algoritmi informatici per macchine ad apprendimento autonomo. Vista la natura umana dell’utenza studiata, anche la sociologia e l’antropologia forniscono strumenti utili a interpretare questo mare di informazioni.
Non è certo facebook la sola entità a svolgere questo tipo di ricerca, e non solo per ragioni commerciali. Un’immagine del modo in cui la massa interagisce con la rete è infatti un ottimo strumento per avere una chiara immagine della società moderna. Siamo anche quello che postiamo, e conviene esserne consapevoli.

Mauro Antonio Corrado Auditore

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