Forse non tutti sanno che… da un missile tedesco nacque una cappella italiana

14 ottobre 1939. Un sottomarino tedesco, complice l’alta marea e una buona dose di fortuna, riesce a penetrare nella baia di Scapa Flow, base della Royal Navy britannica nel mare del Nord, fino ad allora considerata imprendibile, e ad affondare una nave da guerra inglese con tutto il suo equipaggio. blockworks-largeVista l’importanza strategica del luogo, l’impresa ebbe una risonanza tale da convincere Churchill della necessità di costruire tra le singole isole dell’arcipelago delle Orcadi una serie di barriere, passate poi alla storia come Churchill barriers appunto, proprio a difesa della baia. Depositare sul fondo del mare migliaia e migliaia di blocchi di roccia e cemento, tuttavia, fu compito dei militari italiani catturati in Africa, che restarono a lavorare in Scozia fino al 1945, anno in cui le barriers, appena completate, furono rese inutili dal termine della guerra.

it chForse per la vivacità dei suoi prigionieri, forse per l’inventiva e l’originalità con cui affrontavano quella difficile situazione, fin da subito si distinse tra tutti il Campo 60, situato sull’isoletta di Lamb Holm. Volete un esempio? Chi mai troverebbe il tempo, se messo ai lavori forzati, di piantare fiori, costruire teatrini o realizzare statue con solo un po’ di cemento e filo spinato?

Materiali di riciclo, scarti e tanta fantasia venivano quotidianamente impiegati per combattere lo squallore dell’ambiente… e quando gli abitanti del campo chiesero un luogo per poter pregare, a fine 1943 venne loro concesso, dopo molte difficoltà, il permesso di costruire una piccola cappella. Con così tanto lavoro da fare, perché perdere tempo in opere proposte da prigionieri che sottraevano manodopera al “progetto” principale del campo? Perché quella che oggi è conosciuta come “Italian Chaple” ed è ancora meta di turismo nelle isole Orcadi stava cominciando ad affascinare anche gli inglesi.it ch 2.jpg

Due vecchi capannoni, scarti di costruzione delle barriers e tanto tanto lavoro da parte di soldati che prima della guerra erano muratori, fabbri, elettricisti o artisti, sotto la guida del pittore Domenico Chiocchetti, stavano producendo risultati bizzarri ma affascinanti, tanto che in corso d’opera tutti i prigionieri impegnati nella sua costruzione vennero completamente esonerati dai lavori forzati affinchè potessero completare la cappella. Lo stesso Chiocchetti, nonostante il campo fosse stato smantellato, decise di fermarsi anche dopo la fine della guerra per terminare il suo lavoro prima di affidare la cappella ai proprietari dell’isola.

Churchill_Barrier.jpgE oggi? Del campo di lavoro non resta più traccia e le Churchill barriers sono state “riciclate” come collegamento stradale tra le isole, ma l’Italian Chaple, diventata negli anni meta di pellegrinaggio indipendentemente dalla confessione religiosa, resta un simbolo di pace nella guerra, speranza nelle avversità… e tappa obbligatoria per chiunque decida di visitare la Scozia.

Valentina Guerrera