Anna dei Tetti Verdi

Avete mai provato ad accostare i libri al cibo? Non nel senso di mangiare mentre leggete, ma di identificare certe storie e certi personaggi con dei gusti particolari. (…) Anna dai Capelli Rossi, lei è sicuramente pane e marmellata. Un sapore semplice, dolce, che fa tornare una certa nostalgia per una vita spensierata, naturale, fatta di pensieri preziosi, cassettini segreti da tenere chiusi, fiori messi a seccare nei libri, una vita che ancora percepiamo dietro l’angolo ma che non riusciamo ad afferrare.”

-Ilaria Isaia, nell’introduzione ad “Anna dai Capelli Rossi”, Il Gatto e la Luna editrice

Ebbene sì, perché “Anna dai Capelli Rossi” (o “Anna dei Tetti Verdi”), è prima di tutto un libro, anzi, una serie di libri. La scrittrice è Lucy Maud Montgomery, nata nel 1874 sull’Isola del Principe Edward, Canada, e i libri che ha scritto su Anna sono otto (i titoli variano un poco a seconda delle case editrici e delle traduzioni): Anna dei Tetti Verdi, Anna di Avonlea, Anna dell’Isola, Anna dei Pioppi Fruscianti, La Casa dei Sogni, Anna di Ingleside, La Valle dell’Arcobaleno, Rilla di Ingleside.

Attraverso i libri “sbirciamo” la vita di Anna Shirley: la sua adozione da bambina, la sua crescita, i primi amori, il matrimonio… Una vita – spoiler innocuo – a lieto fine, in cui i momenti di tristezza esistono, com’è naturale che sia, ma in cui non viene mai persa di vista la gioia e la bellezza di vivere.

“Anna dai Capelli Rossi” è diventata famosa in Italia a partire dall‘anime degli anni ’80. anna-dai-capelli-rossi-netflix-al-lavoro-su-una-serie-tv-live-action-movie-for-kidsIl cartone animato, che con i suoi cinquanta episodi si ferma all’adolescenza di Anna, si caratterizza per essere molto fedele al libro. Una piccola curiosità: ha fatto molto discutere la musica e l’arrangiamento della sigla italiana, realizzata da Vince Tempera, per la sua somiglianza con Rivers of Babylon del gruppo giamaicano The Melodians, di cui nel ’78 i Boney M. hanno realizzato una più conosciuta cover.

Di recente – il primo episodio è uscito il 12 maggio – anche Netflix ha reso omaggio all’indimenticabile storia dell’orfana dai capelli rossi con una sua serie, dal titolo italiano Chiamatemi Anna. Sebbene la trama sia la stessa, la serie ha scelto di abbandonare la tranquillità della cittadina di Avonlea così come descritta nel libro, per porre invece l’accento su problematiche attuali: il bullismo, la discriminazione sociale, il diritto a un’infanzia spensierata. Questa nuova Anna deve scontrarsi con la cattiveria della gente, in un contesto in cui il fantomatico mai una gioia regna indiscusso. Tuttavia la serie è apprezzabile, oltre che per la ricostruzione storica e l’ottima fotografia, anche per una nuova caratterizzazione dei personaggi: Anna è dotata di spiccata intelligenza e di voglia di farsi strada nel mondo; romantica, ma anche determinata e desiderosa di qualcosa di più rispetto a quello che si prospettava per le donne dell’epoca.

Vorrei indossare l’abito da sposa, ma vorrei evitare di diventare moglie”

La versione di Netflix è diversa sia dal cartone che dal libro, il tono è di uno schietto pessimismo e i personaggi devono lottare con le difficoltà della vita e con i propri demoni (d’altronde la storia è firmata Moira Walley-Beckett, conosciuta per avere lavorato a Breaking Bad).

Anne-12

Ma non è forse la peculiarità dei classici, quella di declinarsi a seconda di sensibilità sempre in evoluzione?

Illustrazione di copertina di Paolo Campinoti

Silvia Gemme

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