La console è morta, lunga vita alla console!

Nel mondo dei videogiochi è in atto, ormai da anni, una guerra fratricida tra le fazioni dei “consolari” e dei “PCisti”. Una guerra che riguarda non tanto la qualità del gaming, bensì unicamente le prestazioni, come in una gara tra adolescenti che, armati di righello, misurano la propria virilità. Ciascuna delle due scuole di pensiero ha le proprie ragioni e motivazioni, ma apparentemente entrambi gli schieramenti sono incapaci di sviluppare un dialogo costruttivo.

Dalla settima e ottava generazione…

Qual è la verità? La verità è che fino a qualche anno fa le piattaforme viaggiavano a livelli pressoché simili in fatto di potenzialità hardware. Come in una lunga gara senza vincitori le due scuderie correvano l’una accanto all’altra, anche se… c’era sempre l’idea più o meno latente che la console fosse una palla al piede. L’assunto è facilmente dimostrabile: mentre un computer può essere modificato con componenti sempre nuovi in modo abbastanza semplice, una console non si adatta, rimane uguale a se stessa dal momento in cui nasce fino alla generazione successiva, e così facendo costringe gli sviluppatori a torchiare le macchine al limite delle loro possibilità, fino ad arrivare ad un punto tale per cui vi è la necessità di rinnovare l’hardware per colmare il gap con i computer.

Così nel 2013 c’è stato il passaggio dalla gloriosa settima generazione di console di PlayStation 3, Xbox 360 e…. Wii (che menzioniamo semplicemente per onore di cronaca, ma della quale non tratteremo a causa della diversa filosofia di intendere le console in casa Nintendo, argomento di cui discuteremo un’altra volta), all’ottava ed attuale generazione di PS4, Xbox One e Wii U.

Il problema di questa transizione/evoluzione, è che la componentistica PC sta subendo in questi anni un’evoluzione esponenziale, con la conseguenza che le varie PS4 e Xbox One, che erano all’avanguardia nel momento della loro presentazione, al lancio puzzavano già di obsoleto. Fanbase indignata e prestazioni mediocri per macchine sostanzialmente nuove.

A questo punto, mettendosi nei panni di Sony e Microsoft, la situazione era critica. Dal lato prettamente aziendale-societario, progettare e sviluppare una nuova console sarebbe stato un investimento di milioni di dollari e di ore di lavoro di migliaia di persone. Investire tutto quel tempo e quel denaro in qualcosa di nato già vecchio sarebbe stata una tragedia. Dall’altro lato, dalla parte dei giocatori, il malcontento di chi guarda alle console e poi al PC e vede una differenza così netta di hardware, avrebbe comportato una importante perdita di clientela. Quindi che cosa fare? Abbandonare la gara delle prestazioni lasciando vincere il mondo dei computer? Oppure far uscire una nuova console per rimpiazzare quella appena uscita, richiedendo uno sforzo economico immane per le tasche dei consumatori?

…all’ottava e mezzo

Ed è allora che è arrivato il colpo di genio: rilasciare una console “intermedia”, con lo stesso core delle console uscite nel 2013, promettendo, a coloro che sono ormai malati di prestazioni al top, di ridurre il gap con il mondo dei computer, ma non abbandonando coloro che avevano comprato la console all’inizio. Allora sono nate PS4 Pro e Xbox One X, entrambe ancora nominalmente dell’ottava generazione, ma con una marcia in più rispetto alle “versioni base”.

PS4 Pro è uscita nel novembre del 2016 ed è stata accolta con un tiepido ottimismo: le prestazioni sono buone, la differenza rispetto alla PS4 “base” c’è e si nota e ha aggiunto almeno un altro paio di anni di vita alla console di casa Sony. Xbox One X, invece, uscirà prossimamente e promette sulla carta di apportare migliorie insperate, che spingeranno l’asticella delle prestazioni ancora più in alto. Questo porterebbe Sony a progettare una nuova console, e non per nulla ci sono già voci di corridoio che parlerebbero di PlayStation 5 prevista per il 2018…

Cosa ci aspetta

Quale sarà, quindi, il futuro per le console? Le strade, a detta di chi scrive, sono tre:

  1. I tempi tra una generazione e l’altra si accorceranno considerevolmente nel prossimo futuro, come abbiamo imparato a fare per gli smartphone, fino a quando per i giocatori sarà impossibile mantenere il passo e la console morirà.
  2. Le case produttrici abbandoneranno la gara delle performance per concentrarsi su quello per cui il videogioco è nato, vale a dire intrattenere. Ci si concentrerà più su gameplay e meno su grafica e affini.
  3. Le console diventeranno modulabili, con la possibilità di aggiungere o modificare o sostituire pezzi in base alle proprie esigenze, assomigliando sempre di più ad un computer. Degni di nota sono in questo senso i tentativi che si sta provando a fare con le “Steam Machine”, cioè console ad architettura PC.

Quale che sia il futuro le console dovranno evolversi e adattarsi. Magari non subito, ma si arriverà ad un punto in cui lo spirito d’adattamento prenderà il sopravvento. È una legge della natura che sul pianeta Terra la continuità di selezioni e miglioramenti porti ad adattarsi all’ambiente che ci circonda. La specie che trova le soluzioni giuste per sopravvivere anche nelle situazioni peggiori è quella che merita il privilegio di vedere il domani. Chi non si adatta, si estingue.

Luca Negro