La lunga estate razzista

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L’estate 2017 ha certamente raggiunto un inaspettato ed indesiderato record: il numero di casi di violenza e razzismo che si sono verificati in tutto il paese.

Da nord a sud il Bel Paese ha visto un esplosione di odio razziale immotivato e spesso fomentato da frange estremiste e da esponenti politici. Gli stessi mezzi di informazione si sono resi capaci di un doppiopesismo notevole nel riportare i fatti di cronaca, ponendo l’accento sui casi di violenza perpetrati da immigrati verso i cittadini e le cittadine italiane, mentre non hanno mostrato la stessa enfasi quando le stesse azioni venivano messe in atto da italiani verso vittime straniere.
La lunga estate razzista italiana non si limita alle violenze fisiche, ma vede anche il proliferare di violenze verbali e atti di discriminazione e manifestazioni contro lo straniero invasore e violento.

Si comincia con un manifesto di epoca fascista restaurato e riproposto da Forza Nuova, gruppo di estrema desta e neo fascista, come post sui social media: un uomo di colore che tenta di trattenere una donna bianca che cerca di scappare, accompagnata dalla scritta “Difendila dai nuovi invasori! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia”. Un’immagine che ha suscitato non poco scandalo, in un anno che ha visto molti rigurgiti della repubblica sociale emergere dal passato, in concomitanza con la discussione della nuova Legge Fiano contro l’apologia di fascismo e la vendita di gadget ispirati al duce.
Ci sono stati anche diversi casi di discriminazione su basi razziali, come il caso di Chiara, diciottenne di Chivasso a cui non è stato concesso un posto di lavoro, perché  fidanzata con un ragazzo nigeriano. “Non affido la cassa a una persona che divide la sua vita con un negro” le ha scritto il proprietario del negozio su Facebook, dove la ragazza aveva risposto all’annuncio. Chiara ha successivamente postato gli screenshot di questa conversazione sui social network e dal suo gesto sono emersi decine di altri casi: un politico che si lamenta della cameriera di colore in Trentino Alto Adige, ragazzi di colore che si vedono rifiutare le chiavi della casa prenotata per le vacanze, e così via.

Purtroppo ci sono stati decine di casi di violenza e, se è vero ed anche ovvio, che esistano violenti e criminali tra i migliaia di migranti che approdano in Italia, è altrettanto vero che esistano violenti e criminali italiani. Durante questa folle estate xenofoba i casi di violenza perpetrati da immigrati hanno avuto un’incredibile risonanza e sono stati largamente strumentalizzati da diversi partiti politici: oltre alla Lega Nord e le organizzazioni di estrema destra, anche alcuni esponenti del PD si sono lasciati andare a dichiarazione imbarazzanti; come quella di Debora Serracchiani, presidente PD del Friuli Venezia Giulia, che commentando un episodio di tentato stupro disse: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

La divisione in violenze di serie A e violenze di serie B si nota analizzando le notizie emesse dai mezzi di informazione: decine di programmi televisivi hanno dedicato uno sterminato numero di puntate ai casi di violenza subiti da italiani e italiane, mentre molto meno successo hanno avuto i casi di violenza contro gli immigrati.
A Rimini una donna di colore incita è stata picchiata perché di colore e si è sentita anche dire “Ti faccio abortire, negra di merda”; un dipendente pubblico della provincia di Macerata è stato denunciato per aver aggredito uno studente-lavoratore del Camerun dedicandogli epiteti come “Africa, torna a casa tua! Voi non dovete stare qua, non avete mai il biglietto voi negri, tornatevene a casa vostra!”; a Torino invece un venditore ambulante marocchino che stava consegnando dei fiori è stato insultato da un uomo che gli spruzzato contro lo spray urticante.

Ogni caso di stupro e di violenza contro le donne diventa argomento di dibattito per settimane, se commesso da uno straniero, mentre quando due studentesse americane hanno denunciato lo stupro subito da due Carabinieri, i media e gli italiani si sono lanciati in scuse ridicole, imbarazzanti e squalificanti come “eh ma le ragazze erano ubriache“, “chissà come stanno realmente le cose“, “si sono inventate tutto” e così via.
Nessun post di Giorgia Meloni per chiedere alla presidente della Camera Laura Boldrini, anche lei vittima di insulti osceni tutti provenienti da onesti cittadini italiani di razza italica, se non avesse nulla da dire a proposito di questo ennesimo caso di violenza. Forse Giorgia Meloni aspetta un’altra occasione per ripetere la definizione “vermi magrebini” di cui appunto fece uso in post indirizzato alla presidente Boldrini.

Il perché di questa svolta razzista ed estremista nel nostro paese ha diverse origini ed è stata anche largamente alimentata negli anni, ma quello che dovrebbe essere chiaro ed evidente per chiunque è: la violenza è violenza, lo stupro è stupro, a prescindere dal colore di chi usa violenza, la violenza fa schifo!

Cecilia Marangon

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