Che fine ha fatto la punteggiatura?

La punteggiatura, in quanto elemento del linguaggio scritto non prettamente necessario alla comunicazione, è da sempre stata volubile e incline alle mode del tempo. L’interpunzione, termine latino originario da cui provengono la maggior parte delle traduzioni a livello europeo, si presenta come bozza in greco, adoperandosi di tre puntini per una breve pausa e di una linea orizzontale per indicare l’inizio di un nuovo paragrafo. Successivamente, in latino si comincia a sviscerare la pratica di inserire dei segni per chiarificare il senso di un discorso, per renderlo più efficace. Solo nel medioevo, finalmente, si palesa la nostra ben conosciuta virgola. Col passare dei secoli, si alternano mode e stili diversi, dal ‘500 rigoroso e pieno di punteggiatura, al ‘600 che invece tende a ometterla. Nel ‘700 si cominciano a coniare delle regole per il suo uso, quelle che noi tutt’oggi apprendiamo a scuola.

Ma come è cambiato l’approccio alla punteggiatura, oggi?

A partire dal noto diradamento del punto e virgola (ormai solo per pochi nostalgici, visto che è in declino da circa 20 anni), l’avvento dei social e della comunicazione telematica immediata hanno notevolmente mutato il nostro modo di utilizzare questi segni di interpunzione. Inizialmente, la loro funzione era sintattica (dividere il discorso in maniera organica e ordinata) ed emozionale (avvalendosi della punteggiatura per esprimere meglio i sentimenti). Sembra che negli ultimi anni, quest’ultima si sia notevolmente estesa a discapito della prima. La moltiplicazione dei puntini di sospensione serve a provocare più suspense……. L’accostamento del punto interrogativo ed esclamativo sgomento (?!). Le virgole corrispondono più a pause mentali, tagliando il discorso e rendendolo singhiozzante, piuttosto che a congiunzioni di frasi. I punti fermi si dividono: ci sono quelli che vengono usati per risultare più formali e affidabili e quelli  che subentrano come manifestazione di stizza. Una delle tendenze più recenti, comunque, è l’eliminazione quasi totale della punteggiatura, rendendo le frasi neutre e spesso corredate di emoticon, che sembrano poter sopperire l’uso emozionale ricercato. Una faccina triste, felice, arrabbiata oppure un disegnino esplicativo sono più in linea con la comunicabilità del parlante. Sono più immediate, meno fraintendibili, forse più facili da cercare tramite il mouse.

La punteggiatura è destinata a morire?

Chi può dirlo? Noi crediamo di no. Considerando la storia della punteggiatura è probabile che si tratti di una fase, una sperimentazione della nostra lingua, mutevole in ogni sua forma e sempre alla ricerca della migliore forza espressiva disponibile, che a volte si trova proprio in una virgola messa al posto giusto.

Veronica Repetti

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