Scoprire il Mito con Eva Cantarella

L’idea è quella di ripristinare il concetto di conferenza, momento di ascolto interessato, occasione per imparare da qualcuno che mette a disposizione dell’uditore le proprie conoscenze. È questo lo scopo del ciclo di incontri promossi dalla casa editrice ilSaggiatore, e ospitati dal Museo Egizio di Torino. Il titolo è “Che cos’è la Cultura”, domanda a cui si è cercato di rispondere nel corso di quattro incontri, trattando aspetti diversi. Noi di The Password – dopo il primo incontro “Che cos’è la tortura” del 12 ottobre, tenuto da Luigi Manconi e Domenico Scarpa – abbiamo avuto il piacere di scoprire “Che cos’è il mito” dalle parole di Eva Cantarella, nella suggestiva sala conferenze del Museo Egizio.

Il mito (µúθος) è fatto di racconti tradizionali, ripetuti per generazioni e generazioni. Tali racconti si smarriscono nel passato dell’umanità e alcuni sono stati simili, se non identici, tra popoli diversi. Come la teogonia del popolo degli Hurriti (civiltà mesopotamica, a scrittura cuneiforme, del III secolo a.C.), la Paternità Celeste, identica alla teogonia greca. Non è vero, quindi, che la civiltà greca è comparsa un bel giorno portando luce, cultura e tradizione: anch’essa è stata figlia ed erede di un passato più remoto (che venne dall’Asia).

I miti trattano di molti temi: dalla nascita del mondo e l’origine dei luoghi, ai valori dell’uomo arcaico e alla cittadinanza. Molti sono i miti fondanti, o quelli nati con lo scopo di unire spiritualmente popoli lontani. Come il mito di Alfeo e Aretusa.

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Aretusa è una ninfa che abita nel Peloponneso. Alfeo è un fiume che, vedendola, si innamora di lei (perché anche i fiumi si innamorano nel mito, la differenza fra natura ed esseri animati è sfocata). Aretusa non lo ricambia e fugge, giungendo fino all’isola di Ortigia (Siracusa), e lì la dea Artemide la trasforma in una fonte. Alfeo la raggiunge deviando il proprio corso, sotto forma di fiume sotterraneo, e sbocca proprio vicino alla fonte. Al di là del racconto, Alfeo è il più grande fiume del Peloponneso, Siracusa una colonia dorica. Questo mito è servito a rafforzare l’identità greca dei siracusani.

I miti sono spesso crudi, ma la crudeltà non è mai fine a se stessa: ha uno specifico riferimento con la realtà. A volte questa realtà è capovolta, per mostrare ciò che potrebbe essere in un mondo diverso: succede con il mito delle Amazzoni o con quello delle Lemnie, in un contesto dove le donne erano sottomesse all’uomo.

Alla domanda “qual è il suo mito preferito”, Eva Cantarella ammette di essere un po’ “banale”: le piace Odisseo. Nella società degli eroi omerici – dove il valore primario era ancora uccidere, in cui era eroe chi era forte – Ulisse rappresenta l’essere umano che in quei secoli conquista i concetti morali e giuridici propri della cultura occidentale. Ulisse è l’unico personaggio dei poemi omerici caratterizzato da giustizia, si autodetermina e possiede l’autocontrollo. Quando venne il momento di giustiziare le schiave che aiutarono i Proci, uccise solo quelle colpevoli. Non giustiziò l’aedo Femio, perché si era esibito per i Proci in quanto costretto (noi diremmo a causa di forza maggiore), dunque non era colpevole. Le piace Ulisse, eroe in viaggio verso i valori fondanti della nostra civiltà.

IMG_20171025_010748.jpgEva Cantarella nasce a Roma nel 1936. Laureata in Giurisprudenza, grecista, ha insegnato “Istituzioni di diritto romano” e “Diritto greco antico” sia in Italia che negli USA. Tra le sue pubblicazioni più famose: “Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto”, “Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma”, “L’amore è un dio”.

 

Silvia Gemme

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