La Pet Therapy: una terapia alternativa

Oggi voglio portare i nostri lettori, alla scoperta di un piccolo stralcio di realtà.
A Luserna San Giovanni è presente una nota struttura per demenza senile, l’istituto Re Carlo Alberto, dove mia nonna è una mia ospite da ormai diversi anni. All’interno della struttura possiamo trovare, oltre ai pazienti – ovvero malati di demenza senile – i sanitari e altri particolari ospiti: dei gatti.
È molto facile per me, o altri parenti, trovare un simpatico quadretto dove il nostro caro è seduto con una palla di pelo accoccolato in grembo. Situazione analoga per altre strutture simili. Ma perché? Perché una persona affetta da demenza senile, che per decorso naturale della malattia perde oltre che la memoria anche altre funzioni, dovrebbe avere dei gatti in mezzo ai piedi?

Perché, prima di tutto, non perdono la capacità di amare.

Sottolineo fin da subito che questa non è una metodica sostitutiva alla terapia standard, quindi non sostituisce nessuna terapia, ma svolge un ruolo sinergico con quest’ultima. In sostanza, questa terapia prevede l’utilizzo di diversi animali per una eterogenea popolazione, come ad esempio pazienti con demenza senile o pediatrici oncologici o con disabilità.

Come funziona la pet therapy?

Banalmente, si mettono a contatto pazienti con animali. Ma c’è qualcosa di più. Prenderò in esame i due meccanismi più importanti.
Il primo è il legame affettivo-relazionale che si forma, con la conseguenza di generare rilassamento, controbilanciando lo stress cronico di alcune patologie (per l’appunto oncologiche e neurologiche che per definizione sono croniche).
Oltre a questo effetto principale, possiamo trovare un effetto ludico che trova beneficio soprattutto nei bambini, perché i giochi fra i bambini ed animali sono costantemente corporei e di movimento, favoriti dal fatto che l’animale (questo aspetto riguarda in particolare il cane) ha la stessa modalità di gioco e la stessa capacità di comunicazione non verbale del bambino; in particolare, sono due gli effetti fondamentali che il gioco con l’animale ha sullo sviluppo del bambino: la scoperta e il controllo del proprio corpo da parte del bambino, e l’esplorazione progressiva del mondo circostante. Questi aspetti diventano maggiormente rilevanti per ciò che riguarda i bambini disabili.

Ma funziona davvero?

A sostegno della mia risposta includo, oltre agli studi e alla letteratura medica, la mia esperienza personale. Da quando usufruisco di quella struttura, posso constatare un miglioramento del legame affettivo con mia nonna, dapprima difficile e ostile, ora migliorato per via del miglioramento indotto dalla sinergia delle due terapie (sia quelle mediche- riabilitative che pet therapy).
Bisogna tenere conto che proprio la natura della terapia stessa lo limita a pochi campi, in particolare strutture con ospiti affetti da demenza senile oppure pazienti pediatrici oncologici (per gli interessati, c’è il progetto “A Magical Dream”) o con disabilità.

Conoscevate questa tipologia di terapia? Avete esperienze personali? Fatecelo sapere nei commenti!

Luca Peluso

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