Capodanno a Torino: un flop (?)

L’ultimo dell’anno a Torino non si è festeggiato in piazza; dopo i tragici avvenimenti del maggio scorso, il comune ha preso la linea dura sulla sicurezza. Tutti si ricorderanno infatti della finale di Champions in cui centinaia di persone rimasero ferite per un falso allarme, una ragazza, ahimè, ci rimise la vita.

Da allora, niente più concerti all’aria aperta, Piazza Vittorio blindata a San Giovanni, stop alle bottiglie di vetro per strada e no al Capodanno in Piazza San Carlo. La città ha subito una grande delusione; cittadini, studenti e negozianti si sono detti tristi di non vedere ancora sanata la ferita, che sembra davvero inguaribile. È un peccato che la città non abbia ancora superato quegli avvenimenti, e, anzi, se ne mostri succube. Il terrorismo, anche se immaginato, ferisce anche così: in modo subdolo e per molto, molto tempo. La giunta Appendino ha infatti rinunciato a molti grandi eventi e irrigidito le norme di sicurezza per i più piccoli, che spesso e volentieri si sono visti costretti a rinunciare.

Il 31 dicembre il comune ha deciso di organizzare due serate separate in due luoghi piuttosto periferici: il Pala Alpitour, in Santa Rita, e allo Spazio 211, in Barriera di Milano. Entrambi hanno visto molti meno ingressi di quanto si aspettassero: a fine dicembre il Pala Alpitour registrava circa 500 prenotati su un massimo di 6000, e lo Spazio 211 solo un centinaio. Complici sono forse le scalette meno pretenziose degli scorsi anni – non a caso una buona fetta di torinesi ha preferito andare ad Asti, dove l’ospite era Elisa. Il maltempo sicuramente non ha aiutato gli spostamenti, e nemmeno la bella iniziativa dello “Smartrams”, il tram-disco che doveva portare da un capo all’altro della città. La fascia oraria ristretta e le modalità di prenotazione dei biglietti ha scoraggiato tanti ragazzi, che hanno preferito rinunciare.

Dulcis in fundo molti locali del centro hanno deciso di rimanere chiusi anche a causa dell’ordinanza anti-vetro e del minor afflusso di gente. Verrebbe da dire che la serata è stata un vero e proprio flop, se non fosse per i turisti, tanti e in leggero ma costante aumento di anno in anno. Bene anche i tanti locali e discoteche protagonisti della movida torinese che, come ogni ultimo dell’anno, hanno fatto il pienone.

Insomma, il Capodanno “sicuro” non ha convinto più di tanto, e manca un po’ la piazza: un posto in cui, nel bene e nel male, tutta Torino si ritrovava per ballare, brindare e festeggiare l’inizio dell’anno, tutti insieme, vecchi e giovani. Speriamo che si riesca a trovare una formula adatta alla città e alle sue esigenze, che ormai, nel 2018, sono quelle di una città multiculturale, solida e moderna.

Anna Contesso

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