Leka: il robot contro l’autismo

Da pochi giorni è uscita una notizia che rende orgogliosi: una mano robotica è stata impiantata nel braccio di una donna con risultati eccezionali. Ora questa donna è in grado di utilizzare al meglio il suo arto.

Molti di noi, quando pensano alla robotica, immediatamente associano il Giappone, forse in virtù di alcune notizie o luoghi comuni presenti nell’immaginario collettivo, costruiti da diversi canali comunicativi. È importante precisare che non è così; l’Italia, insieme alla Germania, è uno dei paesi impegnati nello sviluppo di tecnologie robotiche implicate nella medicina. Si possono portare alla luce diversi contributi, fra cui quello della docente Eula G. del Politecnico di Torino impegnata nel progetto P. I. G. R. O., oltre che in altri numerosi progetti.

Nell’articolo di oggi, noi di The Password, vi vogliamo parlare di un progetto specifico: Behaviour Labs.
Si tratta di una startup catanese, ideatrice dell’innovativo approccio terapeutico nel trattamento dell’autismo pediatrico attraverso l’uso di robot, con l’intento di svolgere un ruolo importante nel trattamento. Questo progetto si sta muovendo a piccoli passi, come ogni progetto innovativo, ma con risultati positivi. Behaviour Labs ha progettato RoboMate, una piattaforma informatica che consente di far interagire i robot umanoidi con i bambini affetti da autismo. Esistono, inoltre, diversi modelli di robot, quali Milo -a forma di bambino- e Leka, piccolo robot a forma di palla in grado di interagire con il bambino. L’autismo è un disordine neuropsichico infantile che può comportare gravi problemi nella capacità di comunicare, di entrare in relazione con le persone e di adattarsi all’ambiente (OMS). L’interazione con i robot permetterebbe ai bambini di elaborare, interpretare ed utilizzare le informazioni emotive aumentando la capacità di adattamento al proprio contesto. Secondo degli studi, alla base di questa interazione fra bambino-robot si innescherebbe un comportamento imitativo. Bisogna sottolineare che i membri di questo progetto non si sono limitati all’utilizzo strettamente sanitario: infatti l’applicazione si estende anche nel settore riabilitativo e nelle strutture scolastiche, dove gli insegnanti possono veicolare i contenuti didattici ai bambini sia a scuola, sia a domicilio.

Un progetto orgogliosamente italiano e destinato a volare per raggiungere le vette più alte dei riconoscimenti internazionali.
Per ora, ha messo la base alle falde dell’Etna.

Luca Peluso

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