Il cubo di Kubrick: Shining non è un film horror

“The Shining” è un film del 1980 diretto dal geniale regista Stanley Kubrick, tratto dall’omonimo libro di Stephen King. Non si tratta, però, di un semplice adattamento, ma di un universo che contiene riflessioni psicologiche angoscianti e riferimenti filosofici e storici, un’opera degna di uno dei registi più brillanti del cinema contemporaneo.
Quando si parla di genere horror è quasi certo che Shining venga fatto rientrare in questa categoria, ma i film di Kubrick, seppur facilmente collocabili all’interno di un genere, sono in realtà il luogo del loro stravolgimento, ed è proprio qui che affiora l’arte del regista: un grande cinefilo capace di impossessarsi dei generi e di sconvolgerli completamente. Guardando un film come Shining con occhio critico e attento sarà difficile non notare le accortezze e l’interesse di Kubrick per i particolari, dalla messa in scena studiata nei minimi dettagli fino alle riprese, caratterizzate da una costruzione simmetrica delle inquadrature, in perfetta antitesi con la trama, una storia di follia e di morte, che porterà il protagonista Jack Torrance (interpretato dall’inarrivabile Jack Nicholson) a tentare di uccidere la moglie Wendy (Shelley Duvall) e il figlio Danny.

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Ma ciò che sorprende ancora di più è scoprire nuove informazioni o persino diverse chiavi di lettura ogni volta che si riguarda il film da un’altra prospettiva. Ci sono diverse teorie che critici ed esperti di cinema hanno sviluppato attraverso un minuzioso studio dei particolari e degli “indizi” che un regista come Kubrick non può di certo aver inserito casualmente. Nel documentario di Rodney Ascher, “Room 237” (la celebre stanza dell’Overlook Hotel), vengono esposte alcune di queste teorie.

Calumet

Si pensa che nel film venga trattato il tema del genocidio degli indiani d’America, poiché l’hotel si erge su un antico cimitero indiano, inoltre all’interno della dispensa troviamo il profilo di un indiano sulle etichette delle lattine, oltre a diversi poster sui muri dell’hotel che richiamano questa tematica.

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Ma la teoria complottistica più conosciuta è quella della confessione di un ipotetico finto allunaggio dell’Apollo 11 da parte di Kubrick proprio all’interno di Shining, dove il regista avrebbe confessato di aver creato un filmato in studio per simulare il primo allunaggio americano, ma si tratta di una teoria più volte smentita dal regista.

Al di là di queste o altre teorie non accertate è affascinante notare quanto interesse abbia suscitato questo cult, portando numerosi cineasti a studiarlo quasi ossessivamente, fino ad arrivare persino a guardarlo al contrario per cogliere messaggi o significati nascosti.

shiningAnche lo specchio è un tema centrale all’interno di Shining; dalla scritta “Redrum”, che letta al contrario è un’inquietante annuncio di morte, alle parole pronunciate al contrario da Danny, un altro personaggio estremamente angosciante e difficile da definire, il quale possiede un potere sovrannaturale, la “luccicanza” (“shining”), che dà il nome al film e che gli causa delle spaventose visioni. Ma oltre a questa “lettura al contrario” vi è un continuo riferimento al passato; la presenza di fantasmi provenienti dagli anni venti, tra cui il vecchio custode dell’hotel, il quale aveva sterminato la sua famiglia e che spinge l’attuale guardiano, Jack, a compiere lo stesso omicidio.

Insomma, affermare che Shining è un film horror sarebbe decisamente limitante, e anche se è evidente la presenza di elementi fortemente disturbanti e di fronte all’espressività di Jack Nicholson non possiamo che rabbrividire, Kubrick chiede allo spettatore di andare oltre alla paura, di contribuire con lui allo stravolgimento del genere, di entrare nel labirinto dell’Overlook Hotel e di percorrerlo in ogni possibile direzione. Sono questi gli elementi che danno vita ad un film destinato a rimanere un capolavoro immortale.

Eleonora Grossi

 

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