7 cose che succedono quando si inizia a giocare di ruolo

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Il mondo dei giochi di ruolo da tavolo è immenso e variopinto: dalle ambientazioni fantasy come il famosissimo Dungeons&Dragons a quelle più horror de Il Richiamo di Cthulhu fino alle espansioni de Il Mondo di Tenebra, e molto ancora. Ce n’è per tutti i gusti, sia che vogliate fare il paladino che uccide i draghi e salva le principesse, sia che vogliate fare l’imperatore malvagio di una galassia lontana. Ma cosa succede quando si inizia a giocare?

Neanche per un esame per l’università.
Quando si inizia a giocare appare scontato che bisogna assimilare un tot di informazioni e regole per permettere lo svolgimento delle sessioni di gioco. Magari però si sottovaluta la quantità di cose da studiare. C’è da dire che la maggior parte delle cose si imparano perché interessano il giocatore direttamente, come le regole della propria classe, e perché giocando si impara.

L’imbarazzo della recitazione.
Non è obbligatorio recitare, quindi fare finta di essere il proprio personaggio attraverso il discorso diretto, ma c’è da dire che è sicuramente la parte più coinvolgente delle sessioni di gioco. La recitazione può essere uno scoglio ostico per un giocatore alle prime armi, ma spesso tutto ciò è imputabile alla “timidezza da novellino”. Qualunque sia il caso, l’importante è essere a proprio agio e divertirsi e state certi che nessuno vi chiederà una recitazione da Oscar per giocare.

Problemi d’agenda.
Il primo problema che si palesa ad un gruppo di giocatori è quello di… trovare il tempo di giocare! Una sessione di gioco richiede molto tempo, sulle tre ore o più, tendenzialmente una volta a settimana e non sempre è facile ritagliarsi tutto questo tempo, soprattutto se si è universitari con orari diversi e che magari il weekend rientrano a casa fuori città. Le soluzioni più pratiche sono due: una sessione di gioco più lunga ma più distanziata nel tempo, o giocare online. Forse si perderà un po’ la “magia” del giocare tutti insieme nella stessa stanza, ma siti come Roll20 rendono tutto molto facile e pratico, soprattutto se la smania di giocare è irresistibile e trascende gli impegni dell’agenda.

Tematiche sensibili.
Il gioco di ruolo richiede un coinvolgimento molto più personale rispetto ad un film e ad un videogioco, e alcuni temi potrebbero risultare troppo sensibili. La chiave è parlarne con il Master, colui che “muove” il gioco. Non è possibile giocare se non ci si sente a proprio agio, quindi non rovinatevi il gioco quando la soluzione è semplice: essere sinceri.

Mi fido o non mi fido?
La paranoia può toccare livelli altissimi mentre si gioca. Soprattutto se il caro personaggio di supporto che non ha fatto altro che aiutarti per tutto il tempo improvvisamente ti accoltella, figurativamente e non, alle spalle. Essere sospettosi di tutto e tutti è un’arma a doppio taglio: può portare più facilmente alla soluzione, dove motivato, ma con quale stress per una sessione di gioco!

L’acquisto compulsivo di dadi.
Molti sistemi di gioco ruotano attorno al lancio dei dadi, come il famoso dado a 20 facce di D&D. Ma ce ne sono davvero tanti in commercio, decorati nei più svariati modi: mille sfumature di colore e di materiali. Improvvisamente acquistate il vostro primo set fino ad arrivare ad averne così tanti da non sapere più dove tenerli. Però il set preferito, quello fortunato da utilizzare solo in determinate situazioni, resta sempre e solo uno. Per scoprire quale sia però bisogna provarli tutti! Attenzione: l’acquisto compulsivo può anche andare a toccare altri oggetti di gioco, quali manuali, statuette e ogni sorta di oggetto che può far brillare gli occhi (e svuotare il portafoglio) all’inno di “Ma questo mi SERVE per giocare!”. I Master sono le persone più soggette a questa patologia.

DIVERTITEVI.
È un gioco e se non vi state divertendo allora c’è qualcosa che non va. Parlatene tranquillamente con gli altri giocatori e con il Master. Il gioco di ruolo è una fantastica occasione per consolidare dei rapporti di amicizia quanto di farne di nuovi. Un gruppo di avventurieri che non si conoscevano prima di quella sera in locanda possono diventare gli eroi del mondo, se tutti si divertono. E il Master non uccide tutti. Ma questa è un’altra storia.

Emilia Scarnera

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