A Forlì come a Montgomery, il razzismo non è scomparso

Il 1° dicembre 1955, a Montgomery, Rosa Parks stava tornando a casa in autobus e non trovando altri posti liberi si sedette nel settore dei posti comuni. Dopo qualche fermata l’autista le chiese di alzarsi e di spostarsi al fondo del mezzo per cedere il posto ad un cittadino bianco salito dopo di lei. Al suo rifiuto il conducente fermò il veicolo e chiamò la polizia, la quale arrestò Rosa per condotta inappropriata.

Il 4 aprile 2018, un uomo di 60 anni, italiano, sale sull’autobus che collega Forlì a Santa Sofia. Una volta a bordo, il nuovo passeggero bianco nota che oltre a lui, l’automezzo trasporta molti stranieri; inizia ad inveire contro di loro e li accusa di viaggiare sprovvisti di biglietto. Irritato dalla loro presenza invita poi il conducente a farli scendere affinché liberino i posti, ma non trovando il sostegno sperato si mette a chiedere personalmente i biglietti ai passeggeri stranieri. Per paura che la situazione potesse degenerare l’autista ferma l’autobus e chiama la polizia. Gli agenti, dopo aver verificato che tutti i passeggeri trasportati (cittadini italiani e non) fossero muniti di biglietto, invitano a scendere l’uomo, il quale viene denunciato per interruzione di servizio pubblico.

In questi 63 anni, che separano noi dall’atto di coraggio di una donna stanca e con i piedi gonfi, artefice di un cambiamento in grado di migliorare il mondo, forse non abbiamo imparato abbastanza. Sì, l’autobus non è più diviso in settori per cittadini bianchi o neri, ma l’odio razziale che stava dietro a quella politica purtroppo è ancora presente fra di noi. Vivere insieme, nel rispetto reciproco e delle norme civili, sembra per qualcuno ancora impossibile. Lo stereotipo dell’uomo straniero come uomo criminale, che ha come unica aspirazione quella di rovinare la società in cui il cittadino medio bianco vive, è ancora molto presente.
Il razzismo, la xenofobia, la convinzione di essere per qualche ragione superiori ad altri impregnano la nostra realtà, come un tarlo insidioso e difficile da sconfiggere. Ma con impegno e anche un po’ di intelligenza non sarà difficile comprendere come in ognuno di noi non ci sia altro che bellezza, a prescindere dal colore della pelle, dal Dio venerato e dal paese in cui si è nati.

Daniela Perazzo

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