Survivalismo e prepping: l’arte di sopravvivere (alla vita moderna)

Ormai una buona parte del mondo ha accesso a tutte le comodità che i nostri antenati potevano solo sognare. Nonostante questo rimane il fascino del survival, l’arte della sopravvivenza. In tv personaggi come Bear Grylls cercano di procurarsi cibo e riparo nella natura selvaggia, nei videogiochi il survival è un genere che conta migliaia di titoli, e anche tra i film di successo si trovano prodotti in cui il protagonista deve sopravvivere in situazioni estreme.

Nella vita reale c’è il survivalismo (o prepping). Alcuni lo definiscono un movimento, uno stile di vita, altri uno sport o un semplice hobby. Il concetto, però, è sempre lo stesso: essere attivamente pronti per le emergenze, riuscire a sopravvivere in qualsiasi contesto. Le origini del movimento, nato in UK e USA nel secolo scorso, sono state causate dalle minacce di guerra nucleare e dalla conseguente diffusione del genere apocalittico nei film e romanzi del periodo. I survivalisti di oggi decidono di prepararsi per ragioni molto diverse tra loro: alcuni vogliono solo imparare a sopravvivere nei boschi o nel deserto, altri vogliono sapere cosa fare in caso di incidenti o guerre, altri ancora credono nella possibilità di attacchi alieni o nella diffusione di pandemie (c’è chi teme addirittura gli zombie!).

survivalismo

Le tecniche di preparazione, perciò, variano molto a seconda dell’eventualità per cui ci si prepara. È importante imparare a procurarsi dell’acqua potabile, ad accendere un buon fuoco, a costruire un riparo, a sapere quali piante mangiare (e quali evitare) e come cacciare. Il prepper ideale dovrebbe possedere un kit per le emergenze che includa coltelli, bussole, acciarini, medicinali e altri oggetti utili. La grandezza e il contenuto della bug out bag variano a seconda della disponibilità: c’è chi porta sempre con sé un kit di base, chi prepara una borsa più grande da utilizzare solo in caso di emergenza, chi si assicura di avere a disposizione scorte, automobile, un rifugio sicuro o addirittura un apposito bunker in cui rifugiarsi. Alcuni siti sul survivalismo hanno anche una sezione dedicata all’allenamento fisico (non si sopravvive in mezzo alla giungla se si è fuori forma!) e all’autodifesa, consigliando discipline di origine militare come il krav maga o il sambo.

Esiste inoltre una gran varietà di testi che insegna a risolvere problemi in luoghi specifici: deserto, alta montagna, foresta, zattera in mezzo al mare, ma anche la città coi suoi pericoli di tutti i giorni.

Paranoia e complottismo? Forse in alcuni casi, ma non per tutti è così. Il survivalismo è per molti un modo di sfuggire alla sedentarietà della vita quotidiana, alle cattive abitudini che fanno male alla salute; permette di riavvicinarsi alla natura e di affinare le proprie capacità manuali e logiche, oppure può essere visto come un particolare gioco di ruolo. Intorno al survivalismo e al prepping, infatti, si è sviluppata una vera e propria community: anche in Italia sono nati blog, canali youtube, corsi dal vivo e gruppi di utenti che si scambiano consigli e fanno conoscenza. Un po’ come giocare a Minecraft, ma senza creeper e zombie (per ora).

Valeria Quaglino

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