Lana Del Rey e gli echi del passato

“Sono una scrittrice, prima di tutto. Ho cominciato a scrivere da quando ero molto piccola. Poi sono diventata cantante.”
Queste sono le parole della malinconica e sensuale artista statunitense Elizabeth Woolridge Grant, in arte Lana Del Rey. Autrice dall’immagine controversa e incompresa, da icona pop a diva in stile New Hollywood, è considerata da molti una portatrice di sentimenti fin troppo nostalgici e negativi. In realtà la sua musica evoca un passato tutt’altro che triste. Fin dall’adolescenza si è mostrata fortemente legata ad artisti come Elvis Presley, Marilyn Monroe, Bob Dylan, Frank e Nancy Sinatra, che spesso fa rivivere nelle proprie canzoni. Inoltre non tutti sanno che le maggiori fonti di ispirazione provengono anche dall’universo letterario.

La sua passione per la poesia, in particolare per la “Beat Generation”, nasce tra i banchi del liceo dove Elizabeth scopre poeti come Allen Ginsberg e Walt Whitman, che spesso cita all’interno delle sue canzoni. Troviamo riferimenti a celebri opere come “Lolita” di Vladimir Nabokov e a classici del poeta John Keats. Una vera e propria ossessione per tutto ciò che è retrò, dai film in bianco e nero alla moda vintage, ma c’è di più.

Dopo il suo primo album “Born To Die” (2012), dai toni decisamente pop, è nata l’immagine di una cantante poco spontanea e costruita, che si sforzava di entrare a far parte dell’industria della musica commerciale. Ma con il passare degli anni si è notata una forte maturazione intellettuale e una volontà di differenziarsi dalle altre pop star, e con l’album “Honeymoon” (2015) si è finalmente rivelata un’artista originale e alternativa. Dalle basi musicali che evocano le atmosfere jazz dei locali americani, a citazioni colte come in “Terrence loves you”, un vero tributo a David Bowie e alla sua “Space Oddity”, o una traccia in cui la cantante recita semplicemente una poesia di T.S. Eliot, “Burnt Norton”, o ancora la sua personalissima rivisitazione di “Don’t Let Me Be Misunderstood”, prodotta per la cantante jazz Nina Simone e conosciuta per la versione blues-rock dei The Animals. Al di là dei meravigliosi vestiti vintage dei primi concerti o dei testi di BTD che esaltano uno stile di vita spericolato, c’è una ragazza semplice, amante di un passato che celebra con una sana nostalgia e una profonda riflessione intellettuale, ma purtroppo l’immagine dipende quasi esclusivamente dai produttori all’interno del rigido universo discografico, che spesso limitano le volontà individuali.

L’11 aprile 2018 Lana Del Rey ha tenuto un concerto a Milano, una delle due tappe italiane del tour “LA to the Moon”, in questa occasione si è presentata con abiti semplicissimi e un scenografia molto curata ma non eccessiva. Sul palco si mostrava a tratti timida, ma senza danneggiare la sua performance canora. È stato un concerto breve ma intenso, un viaggio nella sua maturazione musicale artistica, più libera e indipendente da tutti gli obblighi produttivi che ha sempre avvertito come un limite; ha eseguito “Scarborough fair”, un tributo ai Simon & Garfunkel, ha portato la sua versione di “Happy Bithday Mr. President”, originale di Marilyn Monroe, in un’atmosfera d’altri tempi, con gli schermi in bianco e nero, due coriste e semplici coreografie, ma senza dimenticare le diverse tipologie di pubblico, da chi l’ha conosciuta grazie al primo album fino a chi ha apprezzato la sua crescita artistica. Ha espresso il suo grande amore per i fan, scendendo nel parterre per scattare foto, firmare autografi o anche semplicemente per parlare o abbracciare quante più persone ha potuto.

Nell’industria musicale l’individualità e la ricerca intellettuale passa spesso in secondo piano, per una ragazza così riservata non è facile uscirne indenni, ma la volontà di esporsi, di donarsi al pubblico con spontaneità, ma soprattutto di esprimersi attraverso una musica alternativa in un sistema dominato dal genere pop la si può riscontrare andando a scavare a fondo nella sua discografia, cogliendo le citazioni e i riferimenti che la rendono un’artista autentica e libera.

Eleonora Grossi

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