Atelier Ideas & Research: rete mediterranea per giovani ricercatori

Il mondo post ed extra universitario appare spesso poco definito agli occhi degli studenti, che giustamente preferiscono focalizzare la propria attenzione su temi più “vicini” quali tesi, laurea e – si spera – il lavoro dei propri sogni (o uno qualsiasi tanto per cominciare). Oggi The Password invece vi racconta di un progetto di ricerca particolare, nato a fine 2016 da un’idea di Francesco Pongiluppi ed Edoardo Frezet e rivolto essenzialmente ai giovani ricercatori.

  1. Atelier Ideas & Research: come nasce e chi si cela dietro al progetto? Presentatevi!

Edoardo iniziava il dottorato a Nizza, mentre Francesco stava per discutere la tesi del suo dottorato presso La Sapienza di Roma. Avendo entrambi come base Torino, ma provenendo da diverse esperienze estranee all’ateneo cittadino, ci è parso utile creare insieme dapprima uno spazio virtuale per sviluppare un confronto interdisciplinare e divulgare opportunità accademiche, poi fondare un’associazione culturale. Da più di un anno a Torino esiste AIR – Atelier Idee e Ricerca.

Sul nostro sito diffondiamo gli annunci di bandi, borse e opportunità nelle discipline umanistiche e in scienze sociali. Un lavoro che quotidianamente raggiunge più di cinquanta Paesi grazie alla nostra costante selezione e traduzione di informazioni in italiano, inglese e francese.

Nel gennaio 2017 è arrivato il progetto per il primo evento in carne ed ossa: una conferenza sul referendum costituzionale in Turchia che, grazie al patrocinio dell’Istituto Fondazione Antonio Gramsci, ha avuto luogo presso il Polo del ‘900, con la partecipazione di giornalisti e ricercatori esperti d’area.

In questo modo sono nati i due “processi” di AIR: da un lato la diffusione di opportunità accademiche per i ricercatori dei nostri ambiti; dall’altro l’organizzazione di incontri sulle materie di nostra competenza: un modo per condividere le nostre ricerche con un pubblico non esclusivamente accademico. Crediamo molto in questa pratica che si fonda sulla relazione tra la nostra associazione, il mondo accademico e la vita cittadina.

Nell’estate 2017 si è unita Anna Lisa, dottoranda presso l’University of Birmingham; contagiata dal nostro desiderio di condivisione ha deciso di portare un importante contributo negli ambiti relativi alla letteratura, alla linguistica e agli studi di genere.

Infine, negli ultimi mesi, l’associazione ha visto la collaborazione di altri ricercatori di Torino.

  1. Quali sono i vostri obiettivi?

Sicuramente l’evoluzione del sito affinché possa diventare uno strumento sempre più utile per un numero crescente di giovani ricercatori. Il 50% delle nostre visite proviene dall’estero, un segnale positivo e in crescita. Ora, nonostante una gestione del sito “ a tre”, raggiungiamo già alcune migliaia di persone. Nel breve e medio termine, quindi, ci piacerebbe ampliare la redazione per poter diffondere più opportunità e per gestire la parte social. Poi, un primo traguardo da raggiungere, seppur ambizioso, sarà senza dubbio l’organizzazione di un simposio sulla metodologia dei nostri ambiti di studio, per mettere qualche paletto alle nostre ricerche. Lo studio della circolazione delle persone, dei testi e delle idee in epoca moderna e contemporanea rappresenta il punto comune delle nostre ricerche e da questo intendiamo sviluppare i progetti futuri.

  1. Quali i progetti in corso?

Alcuni progetti sono in cantiere, e aspettano l’occasione giusta per essere sviluppati. Tra questi, uno riguarda gli archivi storici (proprio mentre parliamo si sta svolgendo la rassegna Archivissima), le loro storie e quelle che custodiscono. Parlare di archivi evoca idee come  “polvere”, “sale buie” e “faldoni pieni di carta”. Ma spesso gli archivi custodiscono intrecci e storie degne del più ispirato Salgari; l’esempio più celebre è quello dell’archivio di Husserl, che un frate francescano trafugò per sottrarlo al regime nazista. Se pensiamo agli archivi di Torino, è egualmente affascinante leggere documenti relativi all’emigrazione, al passato recente del Piemonte e del Regno di Sardegna.

Sul versante eventi, a breve organizzeremo qui a Torino un incontro sul risultato delle elezioni in Turchia mentre a fine ottobre ospiteremo, sempre in città, una tavola rotonda sull’eredità culturale italiana nel Mediterraneo Orientale, in collaborazione con delle fondazioni locali e straniere. In questi mesi AIR si sta muovendo anche sulla formazione per alcune attività che dovrebbero tenersi nel 2019. Tutti questi progetti nascono da idee individuali e vengono discussi e portati avanti da tutta l’associazione. Per restare aggiornati, partecipare e contattarci, non vi resta che seguirci sui social o abbonarvi gratuitamente al sito!

  1. Tra i vostri obiettivi vi è quello di creare una rete di giovani ricercatori nell’area mediterranea. Come avete avuto questa idea? Siete già in contatto con gruppi e associazioni di quella zona?

Sì, questo è l’obiettivo di più ampio respiro. L’idea è nata in modo molto naturale, dato che tutti noi viviamo, abbiamo studiato e  lavoriamo in diverse città del Mediterraneo. Indubbiamente AIR ha stabilito un rapporto privilegiato con Torino, in quanto nasce e si sviluppa in questa città, a due passi dalla Francia e a meno di due ore dal porto di Genova; quindi una città che, nonostante la montagna, ha sempre avuto una dimensione anche “mediterranea”. Tutti noi del team, siamo abituati a muoverci e a confrontarci in un contesto ampio, interdisciplinare e multilinguistico; nello specifico, ciascuno utilizza il proprio bagaglio di esperienze per dare un contributo originale ad AIR. A partire da questa base abbiamo instaurato relazioni con istituzioni e associazioni qui in Italia, in Turchia, in Francia e in Gran Bretagna.

  1. Com’è la situazione in Italia? Ritenete che ci sia bisogno di più progetti di questo tipo?

Esiste un sottobosco ricco di associazioni, fondazioni e gruppi di lavoro di varia entità. Ne scopriamo regolarmente di nuovi. Spesso si tratta di gruppi di ricercatori, dottorandi o studenti di magistrale che si incontrano tra collettivi, gruppi di lettura e iniziative spontanee.

Il fermento associativo, tuttavia, è frenato da un problema semplice: la scarsità di risorse e spazi pubblici. Per questa ragione connettere questi puntini sparsi può essere un rimedio valido, a condizione di aggregare le giuste realtà a seconda dei progetti. A questo si aggiunga che, in ambito accademico, la tendenza a isolarsi è abbastanza diffusa. AIR, al contrario, cerca di far comprendere quanto “l’unione fa la forza” possa funzionare a tutti i livelli: la cooperazione è un’occasione di crescita e arricchimento, sia del singolo che del gruppo.  Soprattutto alla luce di un sistema universitario, quello italiano, drammaticamente ancora legato a logiche baronali e clientelari, poco incline ad una franca collaborazione e ad una trasparente selezione del personale. Così, la nostra condivisione di bandi e borse attraverso il sito vuole assumere anche una dimensione politica e sociale, in contropiede alla poca visibilità e condivisione delle opportunità offerte dagli atenei e istituti di ricerca in Italia.

  1. Cosa sperate per il futuro?

Se pensiamo ad AIR fra 2 o 5 anni, vediamo un’associazione che, combinando competenze accademiche e amministrative, risolve le numerose sfide che si affrontano ogni volta che si tenta di organizzare un evento, proporre un abstract o presentare un progetto di ricerca: come trovare una sala adatta? come impostare la comunicazione? Quali partecipanti invitare, e quali istituzioni coinvolgere? Quale formato è più adatto per ogni tipo di progetto?

L’auspicio è che AIR possa diventare a tutti gli effetti quel non-luogo che tutti noi abbiamo a  lungo cercato (inutilmente) durante i nostri anni universitari e oltre: un punto di riferimento accogliente per chi si occupa di studi umanistici, una fucina di idee e, infine, un laboratorio per dare concretamente vita a progetti dal respiro internazionale.  

Valeria Quaglino e Valentina Guerrera

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