Torino e le sex dolls: i nuovi bisogni dell’uomo

Lo scorso 3 settembre ha aperto a Torino Lumidolls, una casa di appuntamenti in cui è possibile vivere la sessualità in modo del tutto inedito e singolare. Tre stanze in cui chi non ha un partner o chi magari non è soddisfatto della sua vita sotto le coperte, ha la possibilità di realizzare i propri desideri, i più reconditi, con la massima libertà e soprattutto il pieno dominio sulla compagna o sul compagno di giochi. Non è necessario chiedere il consenso, né legale né solo fattuale, qualunque attività si voglia svolgere, nessun dovere di galanteria o di buona educazione (…rispetto, che dir si voglia): è un luogo “dove riuscirete a realizzare tutte le vostre fantasie fin nei minimi dettagli” , si legge sul sito web. Dove non solo il connubio amore-sesso si spezza, come, del resto, in qualunque società moderna, ma in cui sono ammutolite tutte le voci che dominano la mente umana, troppo moraliste, troppo etiche, che impongono come inaccettabili determinate pratiche, espressione forse di quei bisogni negati dell’animo più irrazionale dell’uomo.

Bertrand Russell diceva: “La moralità delle relazioni sessuali consiste essenzialmente nel rispetto per l’altra persona, nel non volerla usare soltanto per il piacere personale, senza riguardo per i suoi desideri”.
E… come non considerarle “parole sacre”?  In questa nostra società moderna, sarà quasi automatico, nel più degli esseri umani, quelli dotati di facoltà intellettive pienamente funzionanti almeno, far cenno di condivisione, leggendo, ascoltando, le parole del premio Nobel. 

Anche la Cassazione ha fatto presente un principio di diritto di questo tipo, per distinguere la liceità o meno di una pratica sessuale “sadomaso”: e tutto ruota proprio attorno al consenso del partner, un accordo libero, sempre revocabile, con la parte passiva del rapporto su ciò che si farà. E’ possibile quindi vivere quest’esperienza così coinvolgente, mollando i propri freni inibitori, a patto che però sia una volontà condivisa da tutti i partecipanti al gioco. Dev’esserci dialogo, una scelta compiuta insieme, da due esseri umani in condizioni di parità, di reciproco rispetto, col fine di realizzare un piacere comune.

L’essere umano se ha una caratteristica è la curiosità: non saremmo qui, a scrivere su un pc, potendo mettere da parte carta e penna o a leggere un articolo sul web, su internet, comodamente dal nostro magico scatolino sempre più sottile, se nei secoli e secoli di storia dell’umanità, l’uomo non si fosse sempre più sporto oltre gli orizzonti che riusciva a toccare in una data epoca.

Lo psicologo Abraham Maslow, negli anni ’50, disegnò una piramide gerarchica dei bisogni dell’uomo, contemplando quattro livelli, compatibilmente con i tempi in cui viveva: bisogni fisiologici, bisogni di sicurezza, bisogno di appartenenza, bisogno di stima, bisogno di autorealizzazione.
L’ingegnere Luca De Felice, nel 2007, ha perfezionato tale scala integrandola con i nuovi bisogni dell’uomo, quelli legati alla tecnologia, ai nuovi protagonisti della nostra realtà (cellulari, computer, televisori intelligenti e così via), descrivendo cinque nuovi livelli: connessione, orientamento, socialità, medialità, autocelebrazione.
Undici anni dopo, si può facilmente aggiungere un nuovo livello (o disegnare una piramide costituita dal solo vertice?): il bisogno del bisogno.

E fu così che l’americano Matt McCullen inventò le Real Dolls o Sex Dolls. E che nel 2018 Lumidolls le portò a Torino, dopo aver ottenuto grande successo a Barcellona e Mosca: ma di che si tratta? Di un nuovo strumento, giochino, sessuale, che ha le sembianze umane. Bambole costruite con un elemento del silicone che le rende estremamente realistiche, ai movimenti e all’aspetto, dotate di sembianze umane nel dettaglio, di tutti i punti erogeni con cui divertirsi. Ma ferme, immobili, inanimate: anche se è possibile farle parlare, naturalmente voci registrate, per dir cose decise dallo stesso utilizzatore.

A chi è che non piacevano i burattini da piccoli? E chi, in un momento di stress intenso e di insofferenza, non avrebbe voluto aver il controllo su chi non faceva come volevamo noi?
Ma c’è anche chi, con uno spirito diverso, per appagare la sua brama di controllo e dominio sull’altro, ricorre alla violenza, e visto che si parla di sesso, allo stupro.

Ma lo “Steve Jobs del sesso”, come molti lo chiamano con uno strano entusiasmo, potrebbe aver trovato una soluzione. Ma forse dominare in modo così passivo un essere di cui già si ha la consapevolezza sia inanimato e spento, non è abbastanza. E infatti, l’imprenditore americano sta già lavorando ad Harmony, un Sex Robot: che fa quello che gli viene ordinato, ma in piena autonomia. Si stima che nel 2050 sarà assolutamente normale avere rapporti sessuali con dei robot.

Sappiamo tutti che il “lieto fine” di Blade Runner era solo un inganno.

Francesca Ranieri

 

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mezzatazza ha detto:

    Da un lato questa prospettiva mi disgusta e impietosisce: non ci vedo neanche un possibile “sfogo” per chi nutre pulsioni antisociali come quella alla violenza, perché quella è incentrata sulla prevaricazione.

    Dall’altra parte… se piace… boh. Non so davvero cosa pensarne.

    Mi viene da dire che è una pratica che non vieterei, ma nemmeno incoraggerei.

    Fortunatamente, non è obbligatorio avere opinioni su tutto.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...