Ferisce più la penna che la spada

Il “Freedom of the Press” è un rapporto annuale dalla Freedom House, una organizzazione non governativa americana, con lo scopo di misurare l’indipendenza e la libertà dei media nei vari paesi. Questa indipendenza viene calcolata tramite alcuni fattori e indici, elencati in un interessantissimo documento che si può trovare sul sito web della Freedom House: vanno dall’analisi della costituzione e del sistema penale di ogni paese, all’analisi dell’ambiente politico (se sia presente una qualche forma di censura, se i partiti possiedano giornali, ecc), fino all’esame degli aspetti economici dei giornali. In base a questi indici viene assegnato un punteggio ad ogni Stato, e viene infine stilata una lista.
Sulla base di questa lista, l’Unione Europea è forse la zona con la migliore tutela della libertà di espressione e stampa: il Parlamento Europeo e in generale le istituzioni dell’UE si sono sempre battute per difendere questo diritti fondamentali. La domanda che viene naturale porsi, quindi, è per quale motivo due degli omicidi di giornalisti più eclatanti degli ultimi anni siano avvenuti in Europa.

Daphne Caruana Galizia è stata una giornalista maltese, impegnata per anni contro la corruzione serpeggiante nei palazzi del potere del suo paese. Dal suo lavoro era scaturito lo scandalo dei Panama Papers, dimostrando come gran parte della politica maltese al potere fosse invischiata in un giro di corruzione intercontinentale. Questa sua inchiesta le era valsa il titolo di “one woman-wikileaks”, facendola finire nella lista delle 28 persone più influenti in Europa. Daphne Caruana Galizia è morta il 16 ottobre 2017 mentre avviava il motore della sua auto a casa sua, a Malta, in Europa. Ecco che la patria della stampa libera e democratica si è trovata invischiata in questo omicidio.

Il secondo scandalo è quello che riempie i giornali quotidianamente da qualche settimana, vale a dire l’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Quest’ultimo, palese oppositore e critico del principe saudita Salman, aveva dovuto rifugiarsi in esilio volontario negli Stati Uniti per poter continuare a esercitare la propria professione. Trovandosi ad Istanbul (quindi nella zona maggiormente “europeizzata” della Turchia) in vacanza con la fidanzata, dopo essersi recato nell’ambasciata del suo paese per riceve dei documenti che gli permettessero di sposarla, non è più stato visto. L’Arabia Saudita, dopo aver elaborato diverse versioni ufficiali dei fatti, ha ammesso dopo quasi tre settimane l’omicidio del giornalista, il corpo del quale continua tuttavia a rimanere disperso.

Gli indici, le medie, le statistiche, non sono una scienza esatta: probabilmente esistono giornalisti corrotti anche in Norvegia o in Danimarca, come esistono tantissimi esempi di persone coraggiose che hanno il coraggio di denunciare iniquità e ingiustizie nel proprio paese, indipendentemente da quale esso sia. Si possono continuare a fare fiaccolate, spendere fiumi di belle parole per dei bravi giornalisti che hanno avuto il cuore di parlare a mente libera pagando con la propria vita o con la propria libertà, ma rimane il fatto che, contrariamente a quanto si pensi, ferisce molto più la lingua che la spada. A volte.

Luca Negro

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