L’antisemitismo in Europa

Il 18 Novembre si è tenuto alla GAM di Torino, un convegno sull’antisemitismo organizzato dal Gruppo Sionistico Piemontese. Sono intervenuti: Emanuel Segre Amar, presidente del Gruppo e poi Giulio Meotti, giornalista e scrittore, Vittorio Robiati Bendaud, coordinatore del Tribunale Rabbinico Centro Nord Italia e scrittore, Ugo Volli, professore e semiologo.

Il primo relatore a parlare è stato Robiati Bendaud, laureato in filosofia e appassionato di storia, da anni impegnato nel dialogo ebraico-cristiano a livello internazionale. È stato allievo del rabbino Giuseppe Laras, uno dei grandi intellettuali italiani contemporanei. Nel suo intervento ha trattato il tema dell’antisemitismo nel mondo cristiano e poi in quello islamico. Fin dal Medioevo, i cristiani connotarono biologicamente gli ebrei, attribuendo loro tratti disgustosi: falli enormi, mestruazioni anali, sessualità compulsiva. Il mondo islamico pur sottomettendo gli ebrei e discriminandoli, non attribuiva loro alcuna connotazione biologica o “razziale”. Quest’ultimo tipo di discriminazione giunse al mondo islamico attraverso i cristiani. Dopo la conquista musulmana del Medio Oriente e del nord Africa, i cristiani per accreditarsi agli occhi del conquistatore diffondevano il loro antisemitismo presso i musulmani, mentre gli ebrei facevano altrettanto coi cristiani. Curioso il caso delle prime persecuzioni degli armeni cristiani – prodromi del futuro genocidio – nell’Impero Ottomano, allora alleato della Germania del Kaiser. Per far digerire all’opinione pubblica tedesca un alleato così scomodo, i giornali tedeschi raffigurarono gli armeni coi tratti stereotipati degli ebrei e definendoli “super giudei”.

È seguito l’intervento di Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio, che ha fornito una spettrografia dell’antisemitismo in Europa. Secondo il giornalista sono quattro le capitali dell’antisemitismo europeo: Ginevra, sede del consiglio per i diritti umani dell’Onu (in cui siede l’Arabia Saudita), consiglio che condanna ossessivamente lo stato d’Israele a vantaggio delle dittature. Hanno chiesto allo Stato ebraico di restituire le alture del Golan al dittatore Assad. Segue Parigi, dove le violenze antisemite sono in aumento e dove è stata uccisa da un fondamentalista islamico Mireille Knoll, sopravvissuta alla Shoah. Inoltre, sono numerosi gli ebrei francesi che fuggono in Israele, reputato più sicuro. Poi viene Londra, dove il capo del Labour Jeremy Corbyn, depone corone di fiori sulle tombe dei terroristi palestinesi di Monaco e ha sdoganato i pregiudizi antisemiti. Corbyn è stato inserito nel rapporto del Simon Wiesenthal Center sui pericoli antisemiti. Infine, Bruxelles, dove il parlamento europeo ha approvato delle direttive per etichettare, sugli scaffali dei negozi, i prodotti di Israele provenienti dai Territori oltre la Linea Verde. Territori contesi al centro di una disputa che dura da decenni.

L’intervento del professor Ugo Volli, si è concentrato su diversi aspetti: sull’argomento tabù dei problemi generati dal multiculturalismo, i terroristi che hanno colpito la Francia erano immigrati di seconda o terza generazione. In Svezia, in città come Malmö, la massiccia presenza di immigrati ha prodotto scontri, antisemitismo, baby gang e imposizione della Sharia. Dove i luoghi ebraici sono circondati da blocchi di cemento e dove ha chiuso l’unico negozio kasher e ancora, dove centinaia di persone si ritrovavano per gridare in coro “spareremo agli ebrei”. Ha proseguito con una riflessione su Israele come l’ebreo delle nazioni; in un mondo sempre più globalizzato, il piccolo Stato ebraico rimane legato ad un forte senso di sé. Rifiuta di cedere alle grandi istituzioni sovranazionali e rimane geloso della propria indipendenza.

Nonostante le varie opinioni una cosa è certa: la questione ebraica rimane molto complessa, sfaccettata e difficile da affrontare ancora oggi.

Davide Cavaliere

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