Correre per l’ascesi

Siamo ancora in pochi a conoscere il “Runnism”: il suffisso “-ism” lascia intuire che forse si tratta di una qualche forma di religione, ma l’uso del “siamo” vuole indicare proprio che quei pochi che ne conoscono il nome sono generalmente già loro stessi “parte della setta”.

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Il “Runnism” nasce nel 2009 ad opera di Kaj Arnö, e in realtà non ambisce affatto a contrapporsi alle altre religioni, bensì da esse prende ispirazione e pare volerle quasi emulare: come nell’Islam, nel Cristianesimo, nel Buddismo, nell’Ebraismo, nel Taoismo, nell’Induismo – e un elenco completo occuperebbe qui troppo spazio – il fine ultimo del fedele è raggiungere una pace interiore, il Runnism non è poi così diverso. È il fondatore stesso a comunicarlo: “[il Runnism] scaturisce dalla pace che si instilla nella mente con la corsa su lunga distanza, e venera il benessere fisico. Si parte da una semplice introspezione: vedere la corsa come fosse una religione contiene la promessa di una vita quotidiana più felice e piena di energie”.

Chi pratica la corsa con piacere, passione persino, e non come se fosse una costrizione perché “l’ha detto il medico” o per la dieta, inizia magari a riconoscersi già in quel “siamo” di poche righe fa. Fermo, seduto a leggere questo articolo, avverte la pace interiore, il senso di pienezza, di estraniamento dal mondo, che si provano quando con le cuffie nelle orecchie si corre su una strada diventata improvvisamente deserta, un percorso personale dove non c’è più spazio per nessuna preoccupazione, nessun pensiero, nessun altra persona (a meno che si corra in gruppo, ma in fondo è appunto fra altra gente che si svolge gran parte delle altre funzioni religiose, dalla messa alla preghiera in moschea fino alle processioni dei santi).

Agli altri, questa storia del “Runnism” può sembrare invece una cosa da fanatici, soprattutto quando si pensa che per ottenere quel benessere di cui parla Arnö, tocca faticare davvero, non solo nel correre, sudare, ritrovarsi magari con crampi, stiramenti e altri dolori, rinunciare talvolta persino al fumo per avere più fiato e resistenza, attenersi a una routine in cui inserire il momento da dedicare alla corsetta quotidiana… Effettivamente però, questi aspetti non sono nuovi alle religioni “tradizionali”, caratterizzate da privazioni, divieti sui cibi, rinunce, pratiche a cui bisogna aderire per potersi ritenere un buon fedele, rituali, che tuttavia si accettano volentieri, in vista della ricompensa finale: l’ascesi.

A questo punto il “Runnism” non appare più come qualcosa di estraneo a chi riesce a coglierne le somiglianze, e infatti Arnö ribadisce: “Correre non è diverso. Ed è qui che arriva il Runnism. Ovviamente, il Runnism non è una vera religione, ed è compatibile con qualunque fra le religioni che ci sono oggi nel mondo, così come pure con l’ateismo. I “runnist” [così si chiamano i fedeli del Runnism, n.d.a.] sono tolleranti e rispettosi delle vere religioni, mentre allo stesso tempo hanno un approccio alla vita a cuor leggero e con molto humour. Il Runnism è divertente!”.

“La religione è importante per l’uomo. E il Runnism deriva la sua potenza dall’analogia con la religione”, conclude questo messia con le chiodate ai piedi.

Il “Runnism”, benchè ancora poco diffuso, ha addirittura i suoi Sette “Steps” (un po’ come i Cinque Pilastri dell’Islam forse?), organizza raduni per gli adepti in occasione delle più importanti maratone, e quando costoro cercano di convincere parenti e amici a correre insieme il sabato alle sei e mezzo del mattino, non staranno mica facendo anche loro proselitismo come i testimoni di Geova che suonano alla vostra porta o vi lasciano volantini?

Per chi si è riconosciuto come “runnist” e adesso è impaziente di unirsi agli altri fedeli, per chi si è incuriosito e vuole sapere quali altre stramberie caratterizzano questi individui, o semplicemente per chi vuole avere qualche elemento in più per darli definitivamente per pazzi, esiste un sito del Runnism, su cui si trovano tutte le informazioni: http://www.runnism.com/ .

Alice Tarditi

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