8 tecniche di storytelling: come catturare il pubblico tramite la narrazione

Di recente, uno degli strumenti diventati imprescindibili nelle strategie di #marketingaziendale (e non solo) è lo #storytelling, ossia l’arte di raccontare delle storie e – tramite queste – trasmettere valore.
Per riuscire a emergere al giorno d’oggi però, quando lo storytelling si vede usato, talvolta abusato e mis-utilizzato soprattutto nella #narrazionedigitale, è fondamentale saper padroneggiare le sue tecniche. Oggi più che mai con storytelling si intende la capacità non soltanto di narrare delle storie, ma soprattutto di intrattenere il proprio pubblico, stimolarne l’immaginazione, suscitare emozioni, piuttosto che bombardarlo di dati e immagini.

In questo articolo di @Alice Tarditi si trova una specie di “manuale” di tecniche di storytelling, con esempi tratti dalle #storie più celebri, che siamo cert* potrà tornarvi utile in qualunque occasione in cui dovrete esporre le vostre idee e conferire loro valore.

#storytellingitalia #marketingaziendale #copywriterfreelance #scrivere #leggere #persuasione #brandidentity #racconti #raccontibrevi

Il mestiere dell’odiatore

Coloro che sono familiari con i romanzi di Murakami Haruki, riconosceranno l’assonanza del titolo con il romanzo “Il mestiere dello scrittore”.

E in effetti – oggi più che mai – il mestiere dell’#odiatore e l’arte della scrittura sono strettamente collegati.

In questo articolo di @lightbluealice si osserva il fenomeno degli #haters, soprattutto quelli contemporanei, il cui #odio si riversa sui social network alla pari di veri e propri raid.

L’odio sui social è un fenomeno di gruppo: si forma nei gruppi segreti su Telegram o su Facebook, per poi convergere negli sh*tstorms.
E oggi, l’odiatore non prende più di mira solamente personaggi famosi, oppure le minoranze, bensì il “nemico pubblico” del mondo intero – che però per l’hater non esiste – la pandemia.

#iosonoqui #bollainformativa #coronavirus #debunker #thebunking #discorsid’odio #divulgazione #facebook #fakenews #hater #hatersgonnahate #informazione #negazionisti #notiziefalse #odiare #pandemia #shitstorm #telegram #vitimedìodio #thepassword #thepasswordunito #unito

A cosa serve l’eMergia?

Nell’ultimo articolo di Alice Tarditi (@lightbluealice) abbiamo scoperto che esiste qualche cosa che si chiama #eMergia, e che a causa di ciò, #biofuel, pannelli solari, sacchetti biodegradabili, #autoelettriche potrebbero non essere soluzioni così sostenibili, mentre non esiste pressoché alcun “#impattozero”.

Tramite calcoli e rapporti fra #risorserinnovabili e #nonrinnovabili, sarete in grado di sfatare ogni tentativo di #greenwashing, e se alla fine la #sostenibilità vi sembrerà solo un miraggio, non scoraggiatevi, perché l’eMergia ci restituirà la sua formula, fondamentale per contrastare la #crisiclimatica.

#cambiamenticlimatici #ambiente #ecologia #greentips #aimpattoridotto #viveresostenibile #thepassword #thepasswordunito #unito

Che cos’è l’eMergia

No, non c’è alcun errore nel titolo: questo articolo di @Alice Tarditi tratta proprio di #eMergia.
Il termine nasce dalla fusione di “embodied” ed “energy”, per indicare tutte le risorse – dal sole, all’acqua, al lavoro, ai materiali, ai servizi – che sono state necessarie per produrre qualcosa.
Se il concetto vi sembra complesso (e non avete ancora letto come si calcola!), non preoccupatevi: conoscere l’eMergia non è fine a se stesso, bensì permette di adottare un #pensierocritico riguardo alla #sostenibilità e al valore delle cose.
È in questo modo che soluzioni come ad esempio gli impianti per la produzione di #biofuel, o i pannelli solari, non vi sembreranno più “a impatto zero”, e riuscirete a riconoscere i costi che qualsiasi servizio o prodotto porta con sé.
Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!

#ecologia #ambiente #fridaysforfutureitalia #energia #lca #lifecycleassessment #sistemicomplessi #impattoridotto #zerowaste #zerowasteitalia #ecoword #emjoule #cambiamenticlimatici #crisiclimatica #savetheplanet #ecosostenibilità

7 motivi per cui dovreste conoscere VanVerBurger (anche se non siete vegani)

Forse li avete già notati appostati nei pressi di qualche parco, oppure sul #lungodora, in un van dipinto di blu che viaggia contro corrente: hanno avviato un’attività ristorativa in pieno lockdown, rifiutano di prendere parte allo sfruttamento dei rider per le consegne a domicilio, uno dei due da piccolo sognava di fare il macellaio, e ora preparano i panini #plantbased più ricercati di #Torino.

Per questo articolo, Alice Tarditi ha intervistato @vanverburger, e ha trovato sette motivi per cui dovreste conoscerli pure voi (anche se non siete #vegan)!

#veganitalia #torinoèlamiacittà #vanverburger

È iniziato il Dry January

Il nuovo articolo di Alice Tarditi offre uno spunto per iniziare l’anno carichi di buoni propositi: gennaio è tipicamente il mese del cambiamento, alcuni di noi stanno seguendo il #Veganuary, mentre in Francia, Svizzera e UK è iniziato #dryjanuary.

Nata nel 2014 grazie all’associazione Alcohol Concern UK @alcoholchangeuk, l’iniziativa propone di impegnarsi in un mese senza alcolici. Se pensate sia banale, dovreste leggere i rapporti riguardo al consumo di alcol in UK, alle dipendenze, alle ripercussioni sulla salute.

Questo in particolare è stato un anno insidioso: pandemia, lockdown, solitudine, incertezza o addirittura la perdita di persone care.
Ciononostante, Dry January torna, con una community che quest’anno conta 6,5 milioni di partecipanti.

Come rendere i tuoi pacchetti regalo più sostenibili

Sempre di più si parla – soprattutto di recente, con la diffusione di una maggior coscienza ecologista – dell’impatto sociale e ambientale provocato dalle festività natalizie.
Per rendere il Natale un momento più “ecologico”, le alternative sono molte: la scelta dell’albero, dei regali, del menù del cenone, e persino del come presentare i regali.

Esistono diversi modi per presentare un regalo, senza ricorrere alle tipiche carte rosso-oro-verdi plastificate (e quindi non riciclabili) e alle montagne di scotch non riutilizzabile.

Qualche idea semplice, economica, ma soprattutto ecologica, per dei pacchetti regalo più sostenibili.

#ecotips #sostenibilità #ecologia #ambiente #riciclo #riuso #Alicetarditi #autoproduzione #riciclocreativo #zerowasteitalia #zerowaste #plasticfree

Matthieu Ricard: l’uomo più felice del mondo

È nato in Francia, è diventato un monaco buddhista, è vegetariano e animalista, medita circa due ore al giorno (festivi inclusi), ha una passione per la scrittura e la fotografia.

Chi è l’uomo più felice del mondo, che aspetto ha?
Come ha fatto ad arrivare alla piena soddisfazione?

Matthieu Ricard è stato definito “l’uomo più felice del mondo” dai neuroscienziati dell’Università del Wisconsin, che hanno mappato il suo cervello.

Pare che Ricard sia addirittura oltre il livello “normale” della beatitudine: scopriamone la vita nella speranza di trarre qualche insegnamento sulla felicità.

Che fine ha fatto Ronald McDonald?

A partire dall’apertura del primo ristorante nel 1940, McDonald’s è passato attraverso diversi cambi d’identità, probabilmente per fronteggiare le critiche sollevatesi attorno al marchio. Fra questi cambiamenti c’è il ri-orientamento da parte di McDonald’s verso un pubblico più maturo, alla moda e all’avanguardia. Questa nuova veste, però, non può più permettersi la presenza di un grosso clown con la parrucca rossa come testimonial dell’azienda. Che fine ha fatto, quindi, Ronald McDonald?

Petronilla: la pioniera del food blogging

La pioniera del food blogging in Italia possiede varie identità: il dottor Amal, come si firmava in principio; “quella delle ricette sulla Domenica del Corriere“, la reputazione con cui è diventata nota; Petronilla, il nome con cui ha raggiunto infine la fama.Alla nascita, però, nel 1872, il suo nome è Amalia Moretti Foggia della Rovere,…