Benvenuti a Whittier

Whittier è una piccolissima località dell’Alaska, a una settantina di chilometri da Anchorage. Affacciata sul golfo dell’Alaska, incastonata tra le montagne e i ghiacciai, conta poco più di 200 abitanti. Se vi state figurando nella mente l’immagine di un agglomerato di casette di legno di pescatori, sparpagliate sulle pendici di un lieve pendio, siete fuori strada. La particolarità di Whittier è che tutti i suoi abitanti vivono le loro intere vite in un enorme, imponente edificio, il Begich Towers Condominium.

La zona dove oggi sorge la città di Whittier era stata scelta negli anni ’40 dall’Esercito degli Stati Uniti per ospitare un porto militare e una base logistica. Il Begich Tower Condominium faceva parte di un imponente progetto che puntava alla realizzazione di altri dieci edifici simili a questo, che avrebbero reso la zona il più grande complesso militare dell’Alaska.
I piani dell’Esercito andarono a monte verso l’inizio degli anni ’60, quando ci si accorse che la zona era frequentemente soggetta a violenti maremoti. L’U.S. Army decise quindi di non imbarcarsi nella costruzione di questa pantagruelica base militare, e abbandonò il sito.
Nel giro di pochi anni, però, la torre venne occupata dagli abitanti delle zone vicine: l’edificio di 14 piani venne trasformato in un edificio civile, con decine di appartamenti e comprendendo anche i servizi basilari della città.
Ecco che sotto lo stesso tetto, nel medesimo edificio, vivono oggi 200 persone, che condividono lo spazio con l’ufficio postale, due scuole primarie, un liceo, la stazione di polizia, un piccolo ospedale, una chiesa, un supermercato, un albergo e una piscina coperta.

Le stranezze di questo luogo ai limiti della realtà non finiscono però qui. Per raggiungere il Begich Towers Condominium si può scegliere. La prima alternativa è via terra, attraverso uno strettissimo tunnel lungo qualche chilometro, che permette il transito di una sola fila di automobili per volta il cui senso di marcia cambia ad intervalli regolari; in aggiunta a questo, il tunnel viene chiuso dal tramonto all’alba tutti i giorni rendendo la città inaccessibile. La seconda alternativa è via mare, ma il costante vento gelido che soffia a 100km/h rende questa seconda opzione spesso impraticabile.

Una cosa che emerge spessissimo dalle numerose interviste fatte agli abitanti della città è che tutti hanno una storia diversa per la quale sono finiti a vivere in questa sorta di confino volontario. A differenza di quanto possa sembrare, la vita scorre normale per gli abitanti, che condividono lo stesso luogo tra l’oceano e i ghiacciai, che si conoscono a fondo gli uni con gli altri, tanto da far sembrare superato il termine “comunità”.

Luca Negro

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