God of War, il “Game of the Year” che serviva

Poche settimane fa God of War, l’ultimo capitolo della serie dei Santa Monica Studios, è stato eletto come gioco dell’anno 2018, che verrà ricordata come una delle migliori annate di sempre. L’attuale generazione sta sparando le sue ultime cartucce (alcune indiscrezioni parlano di una probabile PlayStation 5 già per il prossimo natale) e gli ultimi dodici mesi sono stati pieni di tanta, bella, emozionante roba (Red Dead Redemption 2, Spider Man, i soliti CoD e Battlefield, ecc).
La concorrenza era agguerrita ma alla fine il buon vecchio Kratos si è aggiudicato il premio. La domanda sorge spontanea: è davvero il gioco migliore del 2018?
Normalmente prima di rispondere alla domanda posta qui sopra esporrei nel dettaglio le motivazioni che mi hanno portato a supportare la mia opinione, tenendo alta fino alla fine la suspance. Per stavolta farò un’eccezione, perché voglio che l’idea sia chiara fin da subito: God of War merita tutto quello che ha vinto, che vince e che vincerà in futuro.

Andiamo con ordine.
Alla fine dello scorso capitolo avevamo lasciato Kratos morente in un lago del suo stesso sangue dopo aver portato a termine la sua agognata vendetta ed aver ucciso tutti gli dei dell’Olimpo. Era il 2010, il mondo era decisamente diverso da com’è oggi e nessuno sano di mente si sarebbe mai aspettato che la saga sarebbe potuta continuare. Era giusto concluderla lì e allora, in quel modo.
Fortunatamente per tutti noi il team di Santa Monica Studio ha continuato a lavorare sottotraccia per otto anni per confezionare questo nuovo, glorioso God of War, completamente stravolto rispetto al passato. La scommessa di Cory Balgor (direttore creativo di Santa Monica e “papà” della serie) era a dir poco azzardata, su diversi fronti: un cambio di ambientazione, passata dalla Grecia ad un non meglio identificato paese nordico; una rivoluzione nel gameplay, con la metamorfosi da action hack-n-slash ad action puro in terza persona; uno stravolgimento nelle tematiche trattate e nel modo di affrontarle, cioè balzare dall’abusato topos della vendetta al toccare corde come la paternità, o il dimenticare chi se n’è andato, la paura di non farcela e l’abbandono, che sono tutti motivi qualche modo più adulti e moderni.
Il rischio di rovinare tutto il buon nome della software house, costruito in anni di duro e eccezionale lavoro, era dietro l’angolo, ma il risultato finale è andato oltre ogni rosea aspettativa.

Sotto qualunque punto lo si guardi God of War è una meraviglia per gli occhi, per le orecchie, per il cuore. Non c’è mai un minuto di noia, il livello narrativo rimane altissimo per tutte le trenta ore necessarie per portare a termine l’avventura in modo approfondito, ogni inquadratura e ogni scorcio mostrano una cura e un amore verso il level design quasi da togliere il fiato. E’ difficile, è brutale, è poetico e ispirato dal primo all’ultimo minuto di gioco.
The Password non è una testata videoludica, quindi non potremo dilungarci oltre sugli aspetti meramente ludici (anche perché di recensioni, molto più autorevoli e approfondite di questa, è pieno il web), ma possiamo dirvi che l’unico modo che avete per capire le sensazioni che questo gioco produce è giocarlo. Solitamente quanto più un viaggio è bello, tanto più ci si sente vuoti quando finisce: alla fine di God of War lo stupore e la meraviglia vengono sopraffatte dalla nostalgia e dalla tristezza di aver portato a termine un’esperienza tale.

Ripetersi è sempre difficile. Se non ci credete basta vedere il seguito di qualsiasi film: i sequel sono quasi sempre dei polpettoni indigesti, se paragonati con i loro predecessori. Quanti di voi sanno che è stato fatto un Atlantide 2, seguito di Atlantide – L’impero perduto? Terribile, non approfondite.
Ma se c’è una cosa ancora più difficile di ripetersi, quella è il rinnovarsi. I ragazzi di Santa Monica hanno osato rivoluzionare il proprio brand più famoso e conosciuto e ci sono riusciti con una passione e un cuore ammirevoli. God of War è un capolavoro assoluto, una pietra miliare nella storia di questa arte, che verrà ricordato per sempre come uno dei giochi meglio riusciti della attuale generazione.
In un mondo videoludico sempre più asservito al denaro e alla standardizzazione, dove se si vuole vendere bisogna rinunciare alla passione in nome di un piattume generalizzato, God of War si erge come fulgida eccezione, come un faro nella notte dei free to play e delle battle royale. God of War è una dichiarazione d’amore per questo medium ed è il miglior gioco che potete giocare quest’anno. Fatelo e non ve ne pentirete.

Luca Negro

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