Le sei praline più tipiche del Piemonte

Torino, come tutti sanno, ama la cioccolata e ha un’enorme tradizione dolciaria con radici molto antiche. La passione piemontese per i dolci ha fatto sì che in quest’area del nord Italia venissero prodotte tante piccole ma meravigliose creazioni, tutte assimilabili sotto il nome di praline; perché, oltre ad essere dolce, la pasticceria preferita dai locali era, ed è, anche mignon. Dunque si dice no alle brioche ripiene dall’esagerata dimensione, no alle strabordanti torte alla crema, no a forme di marzapane grandi come il viso di un bebè; il dolce torinese è un piacere raffinato, ancora più speciale per il suo essere effimero, da gustare in un sol boccone. Last but not least, le praline sono belle. Ma belle davvero, colorate e di tutte le forme. Solo sei però si sono meritate un cenno in questa lista, sia per la loro lunga tradizione, sia per la loro rinomata bontà.

  • Gianduiotti

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Il gianduiotto ha assunto ormai da tempo il grato compito di simbolo della città, insieme alla Mole. Sono davvero pochi i turisti che non lo conoscono, forse ancora qualche straniero, ma grazie alla dolcezza del cioccolato gianduia si sono meritati il primo posto nel cuore di tutti. La sua formula fu inventata nel 1865 da Caffarel, a causa di una carenza di cacao in commercio, che sostituì con una buona parte di nocciole.

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  • Cri-cri

Il Cri-cri è un cioccolatino con una nocciola intera al suo interno, molto amato dai bambini perché rivestito di palline di zucchero bianco e incartato in colori brillanti e vivaci. Prende il nome da una ragazza, Cristina, a cui il fidanzato comprava sempre i dolcetti, e a cui la pasticcera decise quindi di dedicarli.

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  • Cremini

Il cioccolatino creato da Baratti è uno dei più golosi, è composto infatti da tre strati: due esterni di gianduia e uno interno di pasta di nocciole. Con il tempo, sono state messe sul mercato innumerevoli varianti di gusto, e una a quattro strati nel 1911, in onore di una gara automobilistica Fiat.

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  • Boeri

Il boero è costituito da un guscio di cioccolato, spesso fondente, che racchiude una ciliegia al maraschino e del liquore. Una bontà solo per adulti, le cui origini pare si debbano a un pasticcere svizzero emigrato a Budapest; come arrivino poi a Cuneo è un mistero, ma sicuramente un colpo di fortuna! I famosissimi Ferrero Rocher si ispirano a questa ricetta tradizionale.

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  • Bignè

Dette anche bignole, sono il dolce tipico dei pranzi della domenica. Quando si è ospiti da qualcuno per pranzo, è buona educazione portare un carré (cioè un vassoio) di bignole, che si presentano con i ripieni più vari: cioccolata, nocciola, pistacchio e panna, per i cosiddetti chantilly, sono solo i più frequenti. Con le bignole si nota più che altrove la regola del mignon, dato che sotto la Mole sono decisamente più piccole della media.

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  • Marron Glacés

Anche in quest’ultimo caso non parliamo di cioccolatini: i marron glacés sono letteralmente castagne candite, di cui il Piemonte rivendica la creazione insieme alla Francia. In realtà nessuno sa da dove vengano, ma sono molto antichi, pare del ‘500, e di sicuro non dispiace a entrambe le parti gustarsi questa meraviglia. Peccato per il prezzo, spesso proibitivo a causa del lungo e difficile procedimento.

Approfittate del tempo freddo come scusa per assaggiare tutte queste prelibatezze davanti a un buon tè: non ve ne pentirete!

Anna Contesso

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