Parise: la povertà è un’ideologia

Neanche il tempo di riprenderci dalla frenesia delle spese del fantomatico Black Friday che subito ripiombiamo nel periodo natalizio, dopodiché iniziano i saldi: il consumo sembra non avere mai fine.

Il Black Friday rappresenta un momento di totale follia, condito di corse sfrenate, liti violente e folle di individui che si calpestano pur di accaparrarsi le merci in sconto. Il periodo natalizio e i saldi sono caratterizzati da una sensazione continua di claustrofobia: troppe persone ovunque che passano da un negozio all’altro per cercare il regalo perfetto o l’abito in sconto (anche brutto ma almeno costa poco).

Insomma molti momenti nell’arco di un anno hanno come stendardo il consumo, un consumo ingiustificato e frenetico. Quindi, dato il periodo e la nevrosi dilagante, è bene fare una doppia riflessione: una sul problema e l’altra sull’alternativa.

Nel libro Verba volant sono stati raccolti gli articoli degli anni ’74-’75 che Goffredo Parise scriveva per la sua rubrica Parise risponde. Tra questi risulta sorprendentemente attuale il testo Il rimedio è la povertà: lo scrittore parla della povertà come di un’ideologia e si scaglia duramente contro la società dei consumi.

Parise scriveva: «Il nostro Paese è solo un grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia o avarizia». L’effettività di questo testo sta nella sua natura acronica, Parise scriveva a metà degli anni ’70, anni in cui il nostro Paese stava vivendo il boom economico, ma le sue sono critiche e riflessioni che si adattano anche alla contemporaneità. Nonostante si parli di crisi economica, di aumento della disoccupazione giovanile e dell’incremento della povertà assoluta, il consumo e lo spendere continuano ad essere dei valori imprescindibili della nostra società. Il consumismo si è anzi radicalizzato ed è stato portato alle sue estreme conseguenze con l’avvento di internet: seguendo il modello capitalista americano, l’obiettivo che stiamo inconsciamente e acriticamente perseguendo è quello non soltanto di basare la nostra vita sul denaro e sul consumo, ma persino quello di eliminare il minimo rapporto umano che normalmente si instaura tra commerciante e cliente, digitalizzando qualsiasi tipo vendita. Così agiscono le grandi aziende come Amazon.

Quando Parise parla di povertà come ideologia, suggerisce non solo un’aspra critica, ma uno spunto di riflessione: è realmente questa la società in cui vogliamo vivere? Una società in cui il nostro tempo è denaro: si lavora per guadagnare per poi spendere quei soldi in oggetti non necessari e superflui. L’economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen è riuscito, con una metafora, a rappresentare perfettamente il paradosso della società contemporanea dei consumi: egli sostiene che per uscire da questo modello bisogna guarire dalla “sindrome circolare del rasoio elettrico” «che consiste nel radersi più velocemente, in maniera da avere più tempo per lavorare ad un rasoio che permetta di radersi più rapidamente ancora, in maniera da avere ancora più tempo per progettare un rasoio ancora più veloce, e così via all’infinito». L’obiettivo è lavorare per progredire e progredire per consumare.

L’alternativa indicata da Parise consiste nel ripensare al valore degli oggetti che continuiamo ossessivamente a comprare, al modello economico e politico in cui siamo inseriti e nel valutare se quella attuale sia realmente la scelta migliore. Perché di questo si tratta: di una scelta. La sua risposta a quest’ultima questione è negativa: l’intellettuale trova la risposta nella povertà. Povertà in quanto valore sociale e politico. «Povertà non è miseria […]. Povertà non è ‘comunismo’ […]. Povertà è un’ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari».

                                                                                                                                   Ottavia Dal Maso

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