Il Lato Positivo: una dolce strategia per sopravvivere alla realtà

“EXCELSIOR!” E’ questo il motto del film. Più in alto. Ed è proprio più in alto che David O. Russel nel 2012 punta con questo progetto. Il regista trascina nella sua squadra un nome già largamente noto al pubblico che, dopo la famosa trilogia di Una notte da Leoni, passa con Il lato positivo ad un cinema più impegnato, segnando l’inizio di una nuova ascesa. Bradley Cooper, che è stato definito nel 2010 l’uomo più sexy del mondo, abbandona i capelli lunghi e lo sguardo furbetto trasformandosi in Patrick Solitano Jr., un giovane affetto da un forte bipolarismo. Accanto a quest’ultimo troviamo Jennifer Lawrence, una giovane stella che, all’apice del suo successo con la saga di Hunger Games, passa alla storia diventando a soli ventidue anni la seconda più giovane attrice ad aver vinto l’oscar come miglior attrice protagonista. Insieme alla coppia, anche il magnifico Robert De Niro e Jacki Weaver.

La storia, tratta dal romanzo “The silver linings playbook” di Matthew Quick, narra di Pat, un ex supplente liceale che, dopo aver scoperto la relazione segreta fra la moglie e il professore di storia, scoppia in uno sfogo di pura furia pestando quasi a morte l’amante. Si guadagna così un’ingiunzione restrittiva e la reclusione per 8 mesi nell’istituto psichiatrico di Baltimora. Allo scadere degli otto mesi Pat ritorna a casa per riuscire a superare definitivamente il trauma insieme alla sua famiglia, ma fa fatica ad ambientarsi nuovamente in quella che è la sua routine continuando a sperare nel finale ricongiungimento con la moglie Nikki.
Forse un po’ tardi rispetto alle prime previsioni compare la bellissima Lawrence che regge egregiamente le aspettative, perforando lo schermo con la propria interpretazione di Tiffany Maxwell, una ragazza anche lei fortemente instabile che dopo la morte prematura del marito è caduta in una forte depressione.
Si viene subito conquistati dall’attrazione e la chimica che si instaurano fra i due personaggi che condividono un forte trauma e un’enorme insicurezza, ma quello che ci fa sperare nel nuovo amore all’inizio si rivela un flop.
Così, fra scommesse, jogging, prove di ballo e attacchi di pazzia cominciamo a conoscere i personaggi ed affezionarci a loro, che subito possono sembrarci semplicemente l’incarnazione di diverse sfumature di disturbi e pazzia, ma alla fine si rivelano come persone normali, che affrontano la realtà con i suoi alti e bassi.

Possiamo considerare il disturbo bipolare anch’esso fra i protagonisti del film, non solo nella sceneggiatura ma anche nello stile registico. O. Russel infatti ha dichiaratamente voluto rendere anche sul piano visivo l’idea di cosa il disturbo possa significare, con un ritmo delle riprese agitato e instabile, in modo da toccare maggiormente lo spettatore.
Un cinema, quello di O. Russel, che ci presenta personaggi in continua evoluzione, che vanno oltre gli schemi convenzionali e che affrontano il proprio presente facendo i conti con il proprio futuro. In ogni creatura troviamo tracce del proprio creatore: infatti la famiglia Solitano vanta origini italo-americane, come il regista che, oltre alle proprie radici, inserisce all’interno della pellicola qualcosa di forse ancora più personale, in quanto uno dei suoi figli soffre di disturbo bipolare. Ed è forse proprio per questo motivo che il film riesce a trattare un tema così serio con delicatezza e qualche risata, ma mai con leggerezza.

Siamo dunque invitati, da Il lato positivo, ad affrontare la quotidianità, a cogliere le opportunità che la vita ci offre, a emozionarci e soprattutto a lanciarci nella coreografia goffa e scatenata che è la vita.

“Sai cosa farò? Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo! È questo che farò! Non è una stronzata… Ci vuole impegno!”.

Daniela Frezzati

 

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