EcoWord: Perché il cambiamento climatico non fa notizia

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Quest’anno a fine marzo la sesta edizione di Biennale Democrazia (http://biennaledemocrazia.it/bd-2019/) proporrà, tra gli altri, un tema molto pressante: la velocità di consumo dell’informazione odierna, e il conseguente annullamento di ogni reazione da parte di chi legge una notizia, per quanto essa possa essere significativa. Un esempio lampante è il caso del cambiamento climatico.

Tutti siamo a conoscenza del riscaldamento globale; sono ormai decenni che si parla dell’effetto serra e del buco dell’ozono, dei ghiacci che si sciolgono e degli orsi polari che muoiono di fame. Questi ultimi lo scorso anno sono stati al centro di una forte campagna di sensibilizzazione da parte di National Geographic, perché al centro di uno scioccante reportage che testimoniava alcuni degli effetti del cambiamento del clima, e quindi dell’habitat naturale, su questa specie animale, diventata da anni uno dei simboli del movimento green.

Sempre lo scorso anno, Greenpeace invece ha iniziato a richiamare l’attenzione pubblica sul tema dei rifiuti plastici (di cui solo il 5% viene riciclato) e quindi sull’inquinamento marino e sulle microplastiche ingerite dai pesci che consumiamo. La spinta “popolare”, portata avanti, di nuovo, grazie alle immagini di tartarughe soffocate da retine di plastica e balene con la pancia strapiena di rifiuti, ha dato il via ad alcune iniziative globali, tra cui la proposta di legge a livello europeo che vieterà la produzione di cotton fioc, cannucce, posate e altri prodotti plastici monouso.

Ognuno di noi ormai dovrebbe sapere bene quali sono le cause e gli effetti del cambiamento climatico, e cominciare a preoccuparsi della sovrappopolazione, della scarsità di acqua potabile, dello spreco di cibo, dei danni dello smog sul nostro organismo, del rischio di estinzione di molte specie animali essenziali alla nostra sopravvivenza, come le api, dell’imminente innalzamento degli oceani, della desertificazione e dei conseguenti flussi migratori verso aree non a rischio ambientale. Questi problemi riguardano e riguarderanno tutti, comprese le grandi potenze mondiali, le multinazionali e le persone più ricche della Terra. Se non si agisce in fretta – entro 15 anni, dicono gli esperti – siamo fregati , e molti di noi ne sono consapevoli.

Eppure, il cambiamento climatico, a parte in rari esempi come quelli di prima, non fa ancora notizia. Le ragioni sono tante, a partire dagli interessi dei singoli e dei partiti politici a spostare l’attenzione pubblica su problemi “minori” per distrarre l’elettorato, fino al senso di disagio e impotenza che si sente nei confronti di un tema così ampio. È però necessario essere ben informati e creare un dialogo con la politica e la società tutta, come sta facendo la giovane attivista Greta Thunberg, prima in Svezia e adesso in tutta Europa.

Riflettiamo su tutto quello che ci distrae dalle questioni veramente importanti e proviamo ad agire di conseguenza. È l’unico modo che abbiamo per rimanere vivi a questo mondo.

Anna Contesso

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