Un vaccino contro HIV? Non è più così impossibile secondo uno studio tutto italiano

Una vita senza farmaci antiretrovirali per chi ha contratto il virus dell’HIV sembra un’utopia, ma forse potrebbe non esserlo più grazie ad un vaccino studiato e testato in Italia.

L’HIV è il virus dell’immunodeficienza ad alta riproducibilità che intacca il sistema immunitario lasciando l’organismo incapace di difesa. Se non curato, l’ultimo stadio dell’infezione sfocia nella conclamata AIDS.
Diagnosticata l’infezione, è possibile arginarla ricorrendo ad una terapia antiretrovirale che comporta l’assunzione quotidiana di farmaci che depotenziano l’azione del virus impedendone la replicazione.
Sulla rivista Frontiers in Immunology è stato pubblicato uno studio in merito al vaccino terapeutico TaT messo a punto da Barbara Ensoli, direttore del Centro Nazionale per la Ricerca HIV/AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, e frutto di una stretta collaborazione tra otto centri clinici disseminati per tutta la Penisola. È stato testato su 92 soggetti volontari e gli esiti sono sorprendenti.

Come funziona questa nuova terapia?
Il vaccino terapeutico agisce colpendo la proteina TaT, il transattivatore responsabile di replicazione e successiva diffusione dell’infezione.
I moderni farmaci antiretrovirali ne riducono le particelle in circolazione nell’organismo senza però riuscire ad azzerarle completamente. In questo modo le difese immunitarie sono in continuo stato d’allarme incappando in una condizione di immunoattivazione che può causare disturbi al sistema cardiovascolare, fegato e reni. Il vaccino, invece, sembra essere in grado di riportare il sistema immunitario in una situazione di equilibrio.
La somministrazione a pazienti già in terapia antiretrovirale (cART) sembra ridurre il virus circa del 90% ad 8 anni dalla vaccinazione.

Test-hivEnsoli, è molto fiduciosa degli esiti finora ottenuti. «Sono risultati che aprono nuove prospettive per una cura funzionale dell’HIV, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali. In tal modo, si profilano opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine delle persone con HIV, riducendo la tossicità associata ai farmaci, migliorando aderenza alla terapia e qualità di vita, problemi rilevanti soprattutto in bambini e adolescenti. L’obiettivo, in prospettiva, è giungere all’eradicazione del virus.»

La sola terapia cART non può eliminare il virus contenuto nelle cellule infette che diventano una sorta di “serbatoio latente” che tornerebbe in attività senza una cura quotidiana. Il vaccino, invece, ha lo scopo di attaccarle proprio nel nucleo fino ad una completa espiantazione del virus.

I risultati sono molto promettenti. Lo stesso purtroppo non si può dire riguardo i dati pubblicati a fine 2018 da Unaids in merito ai nuovi casi diagnosticati nel 2017: circa 1,8 milioni di persone delle quali 1800.000 bambini di età inferiore ai 15 anni.
La medicina sta facendo passi da gigante, ma il miglior modo per combattere l’HIV è la prevenzione.

Ilaria Cavallo

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