“Gli stadi italiani? Meglio quelli del Gabon”

Quando ci si trova ad elencare le ragioni per cui il calcio italiano sia rimasto così indietro rispetto agli altri maggiori campionati europei, una delle cause che si tira in ballo quasi subito è la questione stadi. Uno stadio di proprietà assicura un cospicuo introito alla squadra, prestigio e appeal, tutte cose (soldi, popolarità e immagine) che al nostro sport nazionale mancano terribilmente.
L’ultima volta che l’Italia è stata all’avanguardia con gli altri impianti d’Europa era il 1990: in occasione dei Mondiali praticamente tutte le squadre di serie A avevano attinto a grandi mani dal bilancio statale per ammodernare (o costruire da zero) degli impianti sportivi avveniristici. Nel frattempo, sono passati quasi trent’anni e gli stadi all’avanguardia sono diventati dei ruderi. Come se ne esce?

“Compriamo uno stadio esistente”.
Passate accanto ad uno stadio e pensate “sarebbe veramente fico se la mia squadra del cuore comprasse questo stadio e lo mettesse a posto. Così possiamo permetterci anche noi Ronaldo!”
Ebbene, non è così semplice.
Gli stadi italiani appartengono per la maggior parte ai comuni (in rarissimi casi anche ad altri enti, come il CONI), ma per la legge italiana sono beni patrimoniali indisponibili, non possono essere alienati (vd. “venduti”) e devono mantenere la loro destinazione di pubblica utilità. Questo significa che le squadre non possono andare dal comune a “comprare” uno stadio, in quanto la legge non lo permette. Una possibilità sarebbe quella di sdemanializzare il bene (far perdere allo stadio la destinazione di pubblica utilità tramite un apposito provvedimento amministrativo), ma è un procedimento lungo e costoso, nel quale entrano in gioco anche responsabilità politiche e penali. E dato che nessuno vuole rischiare di andare in prigione, nessuno sdemanializza gli impianti.

“Vabbè ma ristrutturiamolo per usarlo le domeniche e poi lasciamolo alla città negli altri giorni”.
Se foste un dirigente di una squadra di calcio davvero spendereste 20/30 milioni di euro per ristrutturare uno stadio, mettere le poltroncine riscaldanti, piastrellare i bagni e costruire cinema e negozi senza neanche avere l’esclusiva di poterlo usare? E dovendo dividere gli introiti con il comune?

“Costruiamo uno stadio”.
Costruire uno stadio non è semplice come costruire una casa: il terreno dev’essere immensamente più grande (ed è di proprietà del comune, che deve mantenere la destinazione di pubblica utilità ecc. ecc., leggere il punto 1), la zona dove sorgerà il nuovo stadio dev’essere ben collegata con il centro della città, e comunque il costo di costruzione di uno stadio va ben oltre le possibilità economiche di quasi tutte le squadre.
Quand’anche la società riesca a comprare un terreno, definire un progetto e presentarlo in comune per l’approvazione, la giunta comunale si mette di traverso e rimanda l’approvazione con sterili e inutili polemiche politiche (cari tifosi della Roma, il mio pensiero vola a voi in questo momento).

Che fare quindi? Le soluzioni non sono poi molte. Ecco a voi le cinque squadre che hanno uno stadio proprio nel nostro paese:
La Juventus e l’Udinese hanno ottenuto la concessione novantennale dei terreni (con tutto quello che c’è sopra), permettendo alle due società di aggirare la burocrazia così stringente: una concessione è infatti un po’ più facile da ottenere, rispetto alla piena proprietà. La Juventus ha speso circa 155 milioni, l’Udinese quasi 25.
L’Atalanta si è aggiudicata il suo stadio “all’asta”, potremmo dire: il comune di Bergamo per fare cassa ha venduto al pubblico incanto l’impianto Atleti Azzurri d’Italia e la squadra atalantina se l’è aggiudicato per 9 milioni (ai quali vanno aggiunti i costi di ristrutturazione).
Il Sassuolo ha acquistato lo stadio della fallita Reggiana – la prima squadra in assoluto del nostro paese ad avere uno stadio di proprietà – per 4 milioni di euro. Diversi milioni di ristrutturazione dopo si è giunti ad avere il Mapei Stadium di oggi.
Ultimo ma non meno importante è il Benito Stirpe di Frosinone, unica squadra di Serie B che ha uno stadio di proprietà. La costruzione dello stadio non si è mai interrotta dagli anni ’80 fino a pochi mesi fa, permettendo ai tifosi ciociari di trovarsi tra le mani uno stadio all’avanguardia.

Come è facile dedurre da questa veloce analisi, burocrazia, politica e ordinamento remano contro al sogno di ogni tifoso di avere una “casa propria”. La situazione stadi in Italia è imbarazzante, inutile nascondersi, tanto che è di alcuni giorni fa l’intervista in cui Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha affermato “Gli stadi italiani sono peggiori di quelli del Gabon”.
E francamente non ci sentiamo di dargli torto.

Luca Negro

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